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la meditazione del giorno

MEDITAZIONE GIORNALIERA

tratta dal calendario "Parole di Vita". Buona meditazione.

“La grazia di Dio… ci insegna a rinunciare” (Tito 2:11-12)

I SEGRETI DELL’AUTOCONTROLLO (3)

Quante volte ci facciamo guidare dai nostri sentimenti? “Non mi va di studiare… Non ho voglia di lavorare… Non me la sento di leggere la Bibbia”. Oppure il contrario: “Mi va di bere un altro drink… Voglio dormire fino a mezzogiorno”. Il problema è che i sentimenti cambiano in continuazione e, se gli diamo troppo potere, finiamo per esserne dominati. Dio, invece, vuole che siamo noi a governarli. Con Cristo come guida, possiamo imparare a non farci trascinare dalle emozioni. La Bibbia dice: “La grazia di Dio… ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo con saggezza, giustizia e santità” (Tito 2:11-12). Questo significa che la grazia di Dio ci dà la forza per fare scelte giuste, anche quando non ne abbiamo voglia. Ci insegna a dire “no” agli impulsi che ci allontanano da Lui. Per esempio, se lotti con il cibo, prima ancora di aprire il frigo hai già iniziato a convincerti che hai bisogno di quello spuntino. Ma puoi fermarti e dirti: “No, non ne ho bisogno. Sarò meglio senza”. La buona notizia è che Dio non ti lascia solo in questa sfida. La Sua grazia ti dà il potere di controllare pensieri, emozioni e desideri. Devi solo scegliere se lasciare il comando ai tuoi sentimenti… o a Lui.

Ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi. (Romani 14:4)

I SEGRETI DELL’AUTOCONTROLLO (2)

Lascia il passato alle spalle. “Ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta” (Filippesi 3:13-14). Uno degli ostacoli più grandi all’autocontrollo è la convinzione che, se hai fallito una volta, fallirai sempre. Forse hai provato a liberarti di una cattiva abitudine, a cambiare, ma ti sei detto: “Ci ho già provato tante volte, forse non ci riuscirò mai”. Ma questa è una bugia. Paolo scrive: “Atterrati, ma non uccisi” (2 Corinzi 4:9). Guarda un bambino che impara a camminare: cade, si rialza, riprova, finché non ci riesce. Se mollasse alla prima caduta, non camminerebbe mai! Ecco perché devi smettere di guardare ai tuoi fallimenti come a una condanna. Guardare costantemente al passato è come guidare fissando lo specchietto retrovisore: prima o poi andrai a sbattere. Thomas Edison fallì migliaia di volte prima di inventare la lampadina, ma non si arrese. Disse: “Non chiamarlo fallimento, chiamalo lezione! Ora so cosa non funziona”. Allo stesso modo, quando realizzi che il peccato non funziona, quel momento può diventare il trampolino per la tua vittoria. Un vincitore non è qualcuno che non cade mai, ma qualcuno che si rialza sempre una volta in più. E la buona notizia è che non sei solo: “Ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi” (Romani 14:4).

“Invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.” (Giacomo 1:14)

I SEGRETI DELL’AUTOCONTROLLO (1)

Nei prossimi giorni vedremo come sviluppare l’autocontrollo. Il primo passo? Ammettere il problema e prendersi la responsabilità della propria mancanza di autocontrollo. La Bibbia dice chiaramente: “Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.” In poche parole, facciamo certe cose perché ci piacciono. Anche quando sappiamo che non sono giuste, cediamo perché le vogliamo. Spesso neghiamo il problema: “Non ho nulla da cambiare” o “Sono fatto così” o ancora “Tutti lo fanno”. Altre volte, diamo la colpa agli altri: “Se avessi avuto una famiglia diversa…” o “È il diavolo che mi ha tentato”. Ma finché perdiamo tempo con le scuse, non andiamo da nessuna parte. Giacomo ci ricorda che cedere alla tentazione è la strada più facile, ma il peccato crea dipendenza: “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.” (Giovanni 8:34). Se vuoi più autocontrollo, il punto di partenza è ammettere davanti a Dio: “Ho un problema, ho bisogno di aiuto.” Forse la tua battaglia è con il cibo, l’alcol, la droga, la rabbia, il denaro, il sesso, la TV, il tempo… Qualunque sia il tuo punto debole, riconoscilo, inginocchiati e parlane con Dio. Con il Suo aiuto, puoi vincere.

Prendi il largo... (Luca 5:4)

ANDATE IN PROFONDITÀ!

I discepoli pescarono tutta la notte e non presero nulla. Poi Gesù disse: "Prendi il largo, e gettate le vostre reti... E fatto così, presero una [gran] quantità di pesci” (Luca 5:4-6). Si notino questi tre aspetti: 1. Lavorare sodo non è necessariamente la risposta giusta. I discepoli “si erano affaticati tutta la notte”. Nessuno avrebbe potuto mettere in discussione la loro etica professionale. Ma se si pesca in acqua bassa, gli sforzi non daranno risultati. 2. Bisogna obbedire a Dio anche quando non si comprendono i Suoi piani. Pietro, pescatore di grande esperienza, dovette mettere da parte il suo orgoglio e dire: “però, secondo la tua parola, getterò le reti”. In 2 Re capitolo 5, Naaman dovette umiliarsi e bagnarsi nel Giordano per essere guarito dalla lebbra. Nel Getsemani Gesù mostrò lo stesso atteggiamento quando pregò: "però non la mia volontà, ma la tua sia fatta" (Luca 22:42). 3. Andare in profondità funziona sempre. Gesù raccontò di due uomini che avevano costruito due case, ma solo una resistette alla tempesta perché il costruttore “ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia” (Luca 6:48). Il primo pastore dell’autore Phil Yancey disse che a volte si sentiva come una vecchia pompa consumata. “Tutti quelli che andavano da lui lo prosciugavano intensamente e ogni volta si sentiva svuotato. Alla fine non aveva più niente da dare. Durante un ritiro pastorale espresse i suoi pensieri ad una sorella saggia aspettandosi parole di conforto nei suoi confronti per essere una meravigliosa persona con un forte senso di abnegazione. Invece gli diede un gran consiglio: “C’è solo una cosa da fare quando le riserve sono prosciugate. Andare in profondità!” E questa è anche la parola per voi oggi!

Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono... (1 Corinzi 15:10)

I PRO E I CONTRO DEL SEGUIRE UN ESEMPIO

Tutti noi abbiamo bisogno di esempi da seguire. Ma se dedichi la vita a essere come qualcun’altro, rischi di diventare qualcosa che Dio non vuole. Ricordati sempre che i tuoi “eroi’’ devono fare i conti con le debolezze e i difetti del loro carattere. Paolo disse: "lo sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio.” (1 Corinzi 15:9). La stessa cosa vale per Pietro. Ci viene detto che quando Cornelio lo mandò a chiamare, Pietro entrò in casa sua, Cornelio gli andò incontro e si prostrò ai suoi piedi. Ma Pietro lo fece alzare dicendo: “Alzati, anch’io sono uomo!” (Atti 10:25-26). Il pericolo dell’adorazione di un eroe deriva dal rinunciare alla propria individualità e perdere il sentiero che Dio ha tracciato personalmente per te. Alcune delle lezioni impartiteci da Dio possono essere simili, ma lo scopo, il dono, il percorso e il tempo di un’altra persona potrebbero essere diversi dai tuoi. Per esempio, un amico inizia un’impresa e guadagna dei soldi, ma se tu lasci il tuo lavoro e segui le sue orme, rimani al verde. Oppure una collega indossa qualcosa che su di lei è uno schianto, ma su di te lo stesso capo d’abbigliamento sembra un sacco legato in vita. Dio è “geloso” di te (Vedi Deuteronomio 4:24). Perché? Perché Egli vuole proteggerti da tutto ciò che potrebbe rubare la tua unicità o minacciare la tua relazione con Lui. Per concludere: se non vuoi sbagliare, fai di Gesù l’esempio da seguire e vincerai sempre.

Vuoi guarire? (Giovanni 5:6)

I PASSI PER GUARIRE

Gesù rivolse ad un uomo malato una domanda insolita: “Vuoi guarire?” Per trentotto anni le condizioni di quest’uomo lo avevano immobilizzato, avevano mosso la compassione degli altri e, forse, gli davano modo di pensare: “Non sono io il responsabile". Ma tutti noi siamo responsabili di due cose: il nostro atteggiamento e le nostre scelte, il fatto è che tutti siamo stati feriti in qualche modo. Ma se ci stai ancora pensando dopo venti anni, non sei una vittima delle circostanze, ma di una tua scelta. Che cos’è esattamente una vittima per scelta? Qualcuno che pensa che un’attenzione negativa sia migliore di nessuna attenzione. Gesù disse: “Se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli, vi perdoni le vostre colpe” (Marco 11:25). Queste parole presuppongono che qualcuno ti abbia ferito e che sei responsabile della tua reazione nei confronti di quella persona. Gesù insegnò che se non perdoni, non puoi ricevere il perdono quando ne hai bisogno. Qualsiasi cosa ti hanno preso in passato, se serbi ancora rancore, in futuro te ne prenderanno ancor di più. Forse pensi: “Se solo potessero venire a chiedermi scusa”. È questo che aspetti? Non sprecare il tuo tempo. La chiave per la felicità è nelle tue mani, non nelle loro. Questa chiave è il perdono. Stai aspettando che qualcuno dica: "Ti perdono”, prima che tu possa perdonare te stesso? E se non lo facessero mai? Ecco la formula per la libertà: 1. Chiedi scusa se devi farlo; 2. Fai ammenda se puoi; 3. Perdona te stesso; 4. Vai avanti. Vuoi guarire? Questi sono i passi.

Lasciate che i bambini vengano da me... (Marco 10:14)

I FIGLI HANNO BISOGNO DEL TUO TEMPO

Prova ad immaginare come si sono sentiti quei bambini quando Gesù li chiamò: "Venite a me” e rimproverò i discepoli per averli scacciati. Quanti destini furono cambiati quel giorno perché Gesù amò quei piccoli e passò del tempo con loro! Diede ciò che tutti i bambini necessitano e meritano, autostima e dignità per i loro pensieri ed opinioni: se mi ascolti, significa che quello che dico conta; e, cosa più importante, io conto per te. Se per anni riceve parole come: “Non darmi fastidio... Stai zitto! ...Non ho tempo”, nel bambino inizia a morire qualcosa d’importante: creatività e fiducia. Pensa dover affrontare la vita senza queste qualità! Forse dirai: "Ma sono tanto impegnato”. Può darsi, ma certamente non sei più impegnato di Gesù, e Lui trovò tempo per i bambini. Genitore, mi stai ascoltando? La posta in gioco è alta. Oggi le prigioni sono piene di bambini che hanno commesso reati da adulti. E di solito, quando cerchiamo di capire, scopriamo che non hanno mai imparato ad esprimere le proprie emozioni in maniera costruttiva, finendo poi per esplodere! Da bambino ha fatto a pezzi il suo giocattolo con un martello; ora è un uomo adulto che prende a pugni il muro e maltratta la moglie. La taglia della camicia è cambiata, ma i messaggi nella sua mente sono sempre gli stessi: nessuno mi ascolta, nessuno mi capisce, nessuno si preoccupa di me. È un problema serio. Se pensi che stiamo esagerando, ingigantendo la situazione, ripensaci. Riordina le priorità in casa tua. Fa’ le cose bene e vivrai con dei ricordi meravigliosi. Altrimenti ti aspettano solo rimpianti.

«...non essere incredulo, ma credente» (Giovanni 20:27)

I DUBBI NON TI SQUALIFICANO

Nella Bibbia leggiamo: “Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» (vv. 24-28). L’evento miracoloso in questa storia non è che Cristo abbia attraversato una porta chiusa e si sia materializzato davanti ai discepoli. Certo, è qualcosa di straordinario, ma ciò che sorprende ancora di più è che il Maestro si sia presentato per parlare con un incredulo! Otto giorni prima, Gesù non era fisicamente presente quando Tommaso esprimeva ai discepoli i suoi dubbi su ciò che era accaduto, ma “Il SIGNORE conosce i pensieri dell’uomo, sa che sono vani” (Salmi 94:11). Di fronte alla sua incredulità, molti avrebbero pensato: “Non è qualificato per essere un discepolo, meglio escluderlo”. Ma Gesù non la pensava affatto così! In quell’uomo burbero, riconobbe un cuore onesto e un’anima in cerca del divino. Per questo si presentò per rispondere alle sue domande. I dubbi non ti squalificano! Portali a Dio in preghiera e, quando lascerai la Sua presenza, potrai dire con certezza: “Signore mio e Dio mio”.

Per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi (Ebrei 10:20)

HAI QUESTA GIOIA?

Nel Vecchio Testamento ci sono più leggi religiose di quante chiunque potesse rispettare; più di seicento. E ogni volta che se ne trasgrediva una, si doveva offrire un animale in sacrificio per l’espiazione. Tutto ciò portava le persone a provare a rispettare e a non farcela; a sentirsi in colpa e provare ancora; a cadere di nuovo e offrire nuovi sacrifici. Era un ciclo senza fine. Poi venne Gesù ad aprire ‘'quella via nuova e vivente... per noi” per avere una relazione con Dio. La Sua via includeva il perdono dei peccati e la fede in Lui, al posto dei sacrifici. Per molti ciò era troppo bello per essere vero, quindi continuarono a provare ad impressionare Dio con la loro integrità. Anche tu stai facendo così? Un autore cristiano scrive; “Ho vissuto in quel modo per tanti anni. Significava dover fare tutto alla perfezione, altrimenti sarei stato nei guai con Dio. Dato che questo standard era impossibile da mantenere, mi toglieva completamente la pace e la gioia. Cercavo di camminare nell’amore, ma non avevo amore per gli altri. Non riuscivo a dare agli altri ciò che non riuscivo ad accettare per me stesso! Ero incapace di ricevere la grazia di Dio per i miei errori, quindi non potevo offrirla a nessun altro. Provavo a seguire le regole, alcune delle quali nemmeno scritturali, capaci solo di farmi sentire in colpa. Ma grazie a Dio non vivo più così. Ora non agisco per essere salvato, ma agisco perché sono salvato! La mia salvezza non si basa su ciò che faccio, ma unicamente su ciò che Gesù ha fatto in me’’. Quando comprendi questa verità, la tua relazione con Dio non sarà più un onere impegnativo, ma una gioia.

Mandò la sua parola e li guarì. Li salvò dalla morte... (Salmo 107:20)

HAI IL DIRITTO DI URLARE!

Ognuno di noi va a Dio danneggiato. Ed Egli inizia in noi un’azione di rinnovamento, per riparare i nostri pensieri su di Lui, sugli altri e su noi stessi. Mentre esteriormente potrebbe sembrare che tutto vada bene, dentro c’è un lavorio costante, a volte doloroso, dello Spirito Santo, intento a rispettare una scadenza e a renderci un “vaso nobile” (2 Timoteo 2:21). Uno degli strumenti che Dio usa è “la pazzia della predicazione” (1 Corinzi 1:21). Qualsiasi cosa tu faccia, non perdere mai il desiderio della predicazione della Bibbia: “La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17). Le menti più ostinate sono sconvolte quando vedono la predicazione della Parola trasformare persone problematiche in membri produttivi della società. La maggior parte del tempo, Dio fa tutto questo in un velo di segretezza, in modo da proteggere la nostra reputazione e l’opinione che gli altri hanno su di noi. Quale grazia! Riesci ad immaginare quanto sarebbero scioccate le persone se sapessero come eravamo quando Dio ci ha trovati? Solo il Suo potere avrebbe potuto forzare la trappola che aveva imprigionato la nostra mente e renderci liberi di vivere di nuovo. Davide dichiarò: “Mandò la sua parola e li guarì, li salvò dalla morte. Celebrino il Signore per la sua bontà” (Salmo 107:20-21). Chi li guarì? La Sua Parola! Ecco che cosa cancella la nostra vergogna, ci rende giusti e ci dà la mappa per il nostro cammino. Grazie a Lui, tu vali; grazie a Lui, non devi temere. Se qualcuno ha il diritto di urlare di gioia oggi, quello sei tu!

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