Rivestire l’uomo nuovo... (Efesini 4:24)
INDOSSA I TUOI NUOVI ABITI
Quando dai spazio a pensieri sbagliati nella tua mente, potresti essere tentato di scusarti dicendo: “Che male farà?” Più male di quello che pensi! Tu diventi quello su cui ti soffermi. La Bibbia dice: “Spogliatevi del vecchio uomo... rivestitevi del nuovo” (vv. 22, 24). Probabilmente non vuoi ammettere che stai ancora indossando alcuni dei “vecchi” abiti (attitudini, passatempi e abitudini), ma la verità è che non puoi indossare nuovi abiti finché non ti sei spogliato di quelli vecchi. Inoltre non puoi appendere i tuoi vecchi vestiti in un armadio per prenderli in un giorno piovoso, o lasciarli sul pavimento e inciamparci su. Devi sbarazzartene. “Svestitevi del vecchio uomo che si corrompe con le sue passioni ingannatrici... rivestitevi del nuovo che è creato a immagine di Dio... Bandite la menzogna e parlate in verità... Non lasciate che il sole tramonti mentre voi siete ancora arrabbiati, e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno. Non lasciate che nessuna parola dannosa esca dalla vostra bocca, ma solo quelle utili per edificare gli altri... Non contristate lo Spirito Santo... Sbarazzatevi di ogni amarezza, collera, rabbia, litigio e calunnia, insieme ad ogni forma di malizia. Siate benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, così come in Cristo Dio vi ha perdonati” (vv. 22-32). La parola per te oggi è: è tempo di svestirti dei vecchi abiti ed indossarne nuovi.
In ogni occasione favorevole e sfavorevole... (2 Timoteo 4:2)
IN CHE STAGIONE SEI?
Se semini nel momento sbagliato, rischi di perdere il raccolto. Perché? Perché non hai riconosciuto in quale stagione ti trovavi. Sei nella stagione delle piccole cose? Se sì, Dio dice: "Non disprezzare il giorno delle piccole cose” (Zaccaria 4:10). La ricchezza e la stabilità che provengono dalle “piccole cose” e i successi graduali, sono più resistenti e duraturi dell’instabile teatralità di chi non ha mai compreso le proprie vulnerabilità o sviluppato un reale senso di dipendenza da Dio. Se non sei sicuro in quale stagione ti trovi, chiedilo a Dio. Egli fa tutto secondo tempi e scopi prefissati. In autunno si dissoda il terreno, si rivolta la zolla erbosa, si pianta il seme, si aggiunge il fertilizzante e si aspetta il raccolto per la primavera seguente. Nel frattempo, si attende, perché il terreno che ha fornito tanto nutrimento si deve ricostituire. Il fertilizzante che emana un cattivo odore sta operando per migliorare la qualità del raccolto. Il sistema delle radici, necessario per una crescita forte e sana, si sta sviluppando. Cerca di capire: Dio ti dà grazia per la stagione in cui ti trovi, non per quella in cui eri prima o per quella in cui vorresti essere. Quando Paolo disse: “In ogni occasione favorevole e sfavorevole”, riconobbe di essere nella stagione invernale del suo ministero. Ecco perché stava trasmettendo la sua conoscenza al suo successore, Timoteo. Paolo non era risentito per il cambio di stagione. No, quando i suoi giorni da giocatore giunsero alla fine, divenne un allenatore. Perciò chiedi a Dio in quale stagione ti trovi e come renderla la stagione più produttiva della tua vita.
“Dio mio, desidero fare la tua volontà.” (Salmo 40:8)
IMPARARE L’OBBEDIENZA
Ruth, la moglie di Billy Graham, una volta raccontò un episodio significativo: “Ero seduta sotto il portico mentre la tempesta si avvicinava. Il nostro vecchio pastore tedesco, un cane da guardia ben addestrato, era ai miei piedi. Sentiva il rombo dei tuoni in lontananza e correva in cortile, abbaiando come se volesse fermare la tempesta. Quando il temporale passò, tornò soddisfatto, convinto di averlo cacciato via. Era stato addestrato per compiti importanti: ricerca e salvataggio, protezione e obbedienza. Sapeva attaccare se necessario, ma il suo vero valore non stava nell’aggressività, bensì nella sua capacità di ascoltare e ubbidire. Un cane che ignora i comandi non è solo fastidioso, ma può diventare un pericolo. L’ubbidienza, invece, lo rende una vera gioia. Non è così anche con Dio e i suoi figli? Alcuni sono sempre pronti ad attaccare, a combattere, a discutere. Altri si dedicano a cercare e salvare chi è perduto. Ma ciò che dà più piacere al Signore è un cuore pronto a ubbidire. L’obbedienza non è una gabbia, ma un’espressione di fiducia e amore. È poter dire con sincerità: “Dio mio, desidero fare la tua volontà.” (Salmo 40:8). Questo è il segno più alto della maturità spirituale, il vero traguardo della nostra crescita in Cristo. Nulla dà più gioia a Dio di un figlio che sceglie di seguirlo con tutto il cuore.”
Chi presiede, lo faccia con diligenza... (Romani 12:8)
IMPARA A CONDURRE (4)
Come fai a sapere di avere il dono della “conduzione”? Perché saprai dove Dio vuole che tu vada e sarai in grado di mostrare agli altri il valore di venire con te. Ci sono molte persone di talento che non sono mai diventate conduttori efficaci. Perché? Perché sono più interessate a loro stesse che a coloro che conducono. La cosa interessante, però, è che una volta che essi passano attraverso la scuola dell’esperienza, sono più sensibili ai bisogni degli altri. Ma i buoni conduttori non aspettano che ciò accada. Loro si rendono conto che di idee ce ne sono a bizzeffe, ma le persone che le possano implementare non hanno prezzo. L’allenatore di calcio leggendario Orso Bryant era solito dire: “Sono solo un aratro a mano dell’Arkansas, ma ho imparato a tenere insieme una squadra. A sollevare verso l’alto alcuni uomini, a calmarne altri verso il basso, fino a quando finalmente hanno avuto un unico battito cardiaco. Ci sono solo tre cose che dico sempre: “Se qualcosa va male, l’ho fatta io. Se va bene, l’abbiamo fatta noi. Se qualcosa va veramente bene, allora l’avete fatta voi.” Quando hai iI dono della conduzione, sarai anche avvicinabile. Non perderai le staffe, non lascerai che problemi minori avvelenino la tua prospettiva, e metterai ogni fetta di critica tra due strati di lode. Robert Louis Stevenson disse: “Tieni le tue paure per te stesso, ma condividi il tuo coraggio con gli altri.” Ci sono persone che ti strappano via il cuore e persone che te lo rimettono a posto. L’apostolo Paolo è stato un conduttore: “lo ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi... a motivo della vostra partecipazione al Vangelo” (Filippesi 1: 3-5). Questo è il tipo di conduttore che dovresti aspirare di essere.
Convinci, rimprovera, esorta... (2 Timoteo 4:2)
IMPARA A CONDURRE (3)
Quando hai bisogno di accettazione e approvazione, finisci per essere controllato da parte di coloro che dovresti condurre. L’apostolo Paolo lo ha riconosciuto. Ecco perché ha istruito Tito: “Parla di queste cose, esorta e riprendi con piena autorità. Nessuno ti disprezzi.” (Tito 2:15). La paura di provocare sconvolgimenti nei ranghi, rende insicuri i conduttori che agonizzano sulle decisioni e si assumono la responsabilità per le reazioni emotive altrui. Non si rendono conto che quando si sta facendo quello che andrebbe fatto e gli altri non sono d’accordo, questo è un loro problema, a meno che tu non lo faccia diventare tuo. Un conduttore maturo si occupa della delusione e mantiene un giusto atteggiamento; è disposto ad ascoltare la musica anche quando non gli piace la melodia. Pensa: quando avverti i tuoi bambini di non mettere la mano su una stufa calda, non è una tua responsabilità di fargli piacere quanto detto, giusto? Speri che, man mano che maturano, capiscano. Ma la verità è che ad alcune persone non piace sentire la parola “no”, a prescindere da quanto siano grandi! Ma tutti abbiamo bisogno di sentirlo di tanto in tanto. In caso contrario, non saremo mai felici di ottenere qualcosa di diverso dalla propria strada, e questo significa o non arrivare da nessuna parte, o mettersi nei guai. L’apostolo Paolo, che stava addestrando Timoteo per la conduzione, gli disse: “Convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza." Correggi le persone quando sbagliano, rimproverali quando sono testardi, incoraggiali quando sono in lotta, sii paziente quando imparano e crescono, e assicurati che le istruzioni sono chiare e comprensibili.” Questo è ciò che fanno buoni conduttori e l’unico modo per impararlo è farlo.
Grande è la franchezza che uso con voi... (2 Corinzi 7:4)
IMPARA A CONDURRE (2)
Quando le persone si sentono "usate" cominciano a ritirarsi, ma quando si sentono apprezzate ti seguiranno ovunque. L’apostolo Paolo, uno dei più grandi conduttori di tutti i tempi, ha detto ai fedeli di Corinto: “Grande è la franchezza che uso con voi e molto ho da vantarmi di voi; sono pieno di consolazione, sovrabbondo di gioia in ogni nostra tribolazione” (verso 4). Egli è stato il loro più grande sostenitore. Non ha solo corretto, ha confortato. Egli non solo ha affinato, ha rafforzato tutte le caratteristiche di grande conduttore. I buoni conduttori: (1) Sono coerenti. Essi danno il buon esempio passando dalle parole ai fatti, così che tutti sappiano che ciò che è sentito dal fondo è praticato dall’alto. (2) Danno voce al loro apprezzamento, rendendosi conto che la gente ha bisogno di sapere che è una parte importante della squadra e della visione. (3) Ascoltano sempre i suggerimenti, le opinioni, le preoccupazioni e le idee. Essi non pregiudicano e non sono sprezzanti. L’autrice Betty Bender ha detto: “è un errore circondarsi solo di persone come te. Butta via il piumino caldo e sostituiscilo con la folle trapunta di persone diverse e fantasiose. Poi guarda esplodere le idee!” (4) Non vedono le persone come fossero statistiche. L’imprenditrice Mary Kay Ash ha detto: “P & L non significa ‘profitto e perdita’ significa ‘gente e amore’ (in inglese people and love).” (5) Spiegano il perché, a loro, piacciono le cose fatte in modo specifico. Riducono gli errori e il risentimento che può derivare dal sentirsi “in ordine.” La statista Clarence Francis ha detto: “Si può comprare il tempo di un uomo e la presenza fisica in un determinato luogo... Ma non si può comprare l’entusiasmo, l’iniziativa, la lealtà e la devozione dei cuori, delle menti e delle anime. Bisogna guadagnarsi queste cose."
Tu non puoi farcela da solo (Esodo 18:18)
IMPARA A CONDURRE (1)
Il presidente Theodore Roosevelt una volta disse: “Il miglior dirigente è colui che ha il buon senso di scegliere gli uomini giusti per fare quello che vuol fare, e autocontrollo per evitare di mischiarsi a loro mentre lo fanno.” La linea di fondo è che a meno che tu non impari a delegare, la tua conduzione si deteriorerà e la tua visione ristagnerà. Nel libro dell’Esodo, Mosè si stava logorando fisicamente, emotivamente e spiritualmente nel tentativo di tenere il passo con le esigenze di due milioni d’israeliti e di essere “l’uomo risposta” ad ogni problema. Questo fino a quando suo suocero gli disse: “Tu non puoi farcela da solo. Ascolta la mia voce; io ti darò un consiglio.” (versi 18-19). Ci vuole saggezza, maturità, e umiltà nel chiedere aiuto. Ed è un segno di forza, non di debolezza. È difficile venire a patti, per noi che siamo orgogliosi della nostra capacità di “fare tutto”. La verità è che ciò che stava facendo Mosè, non era né un bene per lui, né per le persone che dipendevano da lui. In qualità di conduttore è facile sovrastimare la propria importanza e competenza. Ecco perché l’apostolo Paolo ammonisce: “Dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio” (Romani 12:3). Dio ha messo delle persone intorno a te che hanno determinati doni e talenti. Quando riconosci e coinvolgi queste persone, loro si sentono soddisfatte e il lavoro viene fatto bene. Dio ci ha creati per essere interdipendenti, non indipendenti. Delegare l’autorità alle persone giuste, rafforzò Mosè nel compito di guidare come Dio comandava. Quando provi ad essere “tutto per tutti,” finisci con l’essere frustrato. Non sei chiamato a fare tutto, ma a fare attraverso gli altri. Questo è condurre.
Il vangelo... è la potenza di Dio per la salvezza... (Romani 1:16)
IL VANGELO È ENTUSIASMANTE
Un giorno una donna si addormentò in chiesa. Rivolgendosi all'uomo che le era seduto accanto, il pastore disse: “Per favore, svegli la signora”. L’uomo replicò: “Mi dispiace pastore: tu l’hai fatta addormentare e tu devi svegliarla!”. A parte gli scherzi, Paolo ci dice che “il Vangelo... è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16). La parola greca per “potenza” è dynamis, da cui deriva la parola dinamite e rende bene l’idea dell’impatto! Il Vangelo cambia le persone profondamente. Chuck Swindoll scrive: “Il Vangelo è come una spada appuntita sulla pietra delle Scritture e temperata nella fornace della realtà, rilevanza e bisogno. Di tutte le reazioni che si possono avere, non posso pensare a qualcosa di peggio di uno sbadiglio, un sonnacchioso “e allora” o un annoiato "chi se ne importa”. Gesù incontrava la gente là dove si trovava. Le Sue parole toccavano il punto nevralgico. Le Sue predicazioni erano più un “qui-ed-ora” che non un “allora-e-quando”. Egli attaccava l’ipocrisia e il pregiudizio; incontrava le persone là dov’erano, non dove avrebbero dovuto essere. Giovani uomini arrabbiati, mendicanti ciechi, politici orgogliosi, prostitute dalle vite perdute, pescatori ignoranti, nude vittime del demonio, genitori in lutto; Egli si relazionava con tutti loro. I Suoi nemici lo fraintesero, ma non poterono ignorarlo. Lo odiavano, ma non si annoiavano mai in Sua presenza. Volete una nuova definizione di come deludere Dio? Eccola: usare il Vangelo per annoiare la gente! Il Vangelo non è un vago concetto religioso; è una relazione entusiasmante con Dio che opera nel quotidiano". Le persone intorno a te ne hanno bisogno, perciò condividilo con loro.
Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto... (Giacomo 1:22)
IL SENSO DI COLPA CONDIZIONA LA MENTE (2)
Questo senso di colpa e vergogna cresce nell’oscurità, ma una volta esposto alla luce della Parola di Dio, allenta la presa che ha su di te. I sentimenti possono essere volubili. Si attivano sollecitati da piccoli fatti ordinari, una canzone familiare, ad esempio, udire il nome di qualcuno che ci aveva offeso, un anniversario, un compleanno, feste come Natale o San Valentino. Ed è per questo che Giacomo ci esorta: “Mettete in pratica la Parola e non ascoltatela soltanto.’’ Un terapeuta scrive: “La vergogna riesce a bloccarci, ad avvilirci, ci fa stare con lo sguardo basso, fisso sulla punta delle nostre scarpe... Attraverso questo sentimento si controllano sistemi e persone, la vergogna vuole imporre le sue regole del gioco... Comportamenti compulsivi, dipendenza dal sesso, disordini alimentari, abuso di sostanze chimiche, gioco d’azzardo, sono tutti comportamenti sostenuti dal senso di vergogna e colpa... Le esperienze passate e l'eventuale lavaggio del cervello subito, hanno instillato quella vergogna in noi: “Non pensare... non provare emozioni... non crescere, non cambiare... non sentirti vivo... sentiti in colpa e coperto di onta!" Basta con la vergogna! Va all’attacco! Dichiara guerra a quel sentimento! Impara a riconoscerlo e ad evitarlo come la peste. La Bibbia dice: “Chi accuserà gli eletti di Dio?” (Romani 8:33). Sia che tu stesso abbia agito male o che tu abbia subito il male da qualcun altro, comunque “il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. (Giovanni 1:7). Ribadisco che è scritto “ogni peccato”. Al posto di fermarti su ciò che provi, sui tuoi sentimenti, prova a spostare l’attenzione su ciò che sai per certo! La Parola di Dio, che esprime il Suo pensiero su di te, è la più efficace sorgente di guarigione che esista. Leggila, credi ad essa, parlane, e rimani saldo sulle sue promesse. Mentre impari a fare tutto ciò, inizierai a lasciarti dietro quel senso di vergogna e la tua mente si eleverà oltre il condizionamento che la costringeva.
Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente... (Romani 12:2)
IL SENSO DI COLPA CONDIZIONA LA MENTE (1)
Le vittime di abuso e violenza fisica, emotiva o sessuale sviluppano un sentimento di inadeguatezza e mancanza di fiducia in se stessi. Tu penserai, “Se mi hanno trattato così, ci deve essere in me qualcosa che non va.” Ti sembra di avere l’anima sporca; ti senti “merce avariata". Non lo sei! Ascolta queste Parole, dalle labbra di Dio dritte al tuo cuore: “lo ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà, lo ti ricostruirò e tu sarai ricostruita" (Geremia 31:3- 4). E ancora: “Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche. Ecco, lo sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscete? Si, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa” (Isaia 43:18-19). Ti è capitato qualcosa di brutto, ma non sei tu ad essere brutto! Dio vuole dirtelo proprio oggi: “Non temere, perché io ti ho riscattato, lo ti ho chiamato per nome, tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore” (Isaia 42:1-3). Vergogna e depressione vanno di pari passo. Un medico può prescrivere dei farmaci per far fronte alla depressione, ma non esiste medicina per curare la vergogna; l’unica cura è la Parola di Dio. Dunque, anziché dare credito a pensieri ed emozioni personali, rimani ben saldo su ciò che afferma la Parola di Dio al di là dei tuoi sentimenti. Provar vergogna per ciò che sei significa vivere costantemente in punizione ma sei tu stesso a punirti. Qual è la soluzione? Lascia che Dio cambi la tua mente, “Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente.”
Altro...
Gettando su di Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi... (1 Pietro 5:7)
IL RIMEDIO DI DIO PER LO STRESS
Sei stressato? Sopraffatto dalle preoccupazioni? Se così fosse, Dio vuole fare qualcosa per te. Leggi le Scritture qui riportate con calma e in preghiera: “All’ombra delle tue ali io mi rifugio finché sia passato il pericolo” (Salmo 57:1). "Tu sei stato una fortezza per il povero, una fortezza per l’indifeso nella sua angoscia, un rifugio contro la tempesta” (Isaia 25:4). “lo sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai... Io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto” (Genesi 28:15). "Il Dio eterno è il tuo rifugio; e sotto di te stanno le braccia eterne” (Deuteronomio 33:27). “Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, Io ti soccorro, Io ti sostengo con la destra della mia giustizia” (Isaia 46:10). “Fino alla vostra vecchiaia... Io vi porterò... sì, vi porterò e vi salverò" (Isaia 46:4). Dunque, cerchiamo di capire il rimedio di Dio per lo stress: (1) Credere fino in fondo che “Dio ha cura di te”. (2) Decidere con ferma volontà di “gettare su di Lui ogni tua preoccupazione.” Se hai troppi impegni, chiedi a Dio la saggezza necessaria a modificare la tua programmazione. Se hai di fronte un problema che supera le tue possibilità, deponilo nelle Sue mani, e non riprenderlo tra le tue! Permetti a Dio di pensare attraverso di te, e permetti che la Sua pace, forza e pazienza, prendano la guida della tua mente. Esercitati a mettere in pratica questi consigli all’inizio di ogni giorno e ogni volta tu ne senta il bisogno. È il rimedio di Dio per lo stress!
Perché ti abbatti, anima mia? (Salmo 43:5)
IL RIMEDIO DI DIO ALLA DEPRESSIONE
Si stima che in media i trentenni di oggi siano dieci volte più inclini alla depressione dei loro genitori, e venti volte di più dei loro nonni. E la maggior parte di loro non cerca aiuto perché crede che la depressione sia una debolezza personale. Ora, facciamo un’importante distinzione. Se sei clinicamente depresso, ciò potrebbe essere dovuto ad una instabilità nel tuo corpo e un dottore potrebbe aiutarti. Se stiamo parlando di essere intrappolati in un circolo di tristezza e disperazione, se questo è il tuo caso, hai bisogno di saggezza su come uscirne. La tua situazione non si risolverà con alcuni cliché o con qualche discorso di incoraggiamento di un amico. Ciò di cui hai bisogno è “la saggezza che viene dall’alto” (Giacomo 3:17). Dopo aver invocato il fuoco dal cielo, Elia "andò a mettersi seduto sotto una ginestra ed espresse il desiderio di morire” (1 Re 19:4). Fortunatamente, si era rivolto alla fonte giusta. “Allora un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia»” (Vedi 1 Re 19:3-5). Ora, Dio potrebbe non mandarti un angelo, ma Egli ti risponderà, ti rialzerà e ti ristorerà. Il salmista dice: “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio". Con chi sta parlando Davide? Se stesso! Prima parlò con Dio del suo problema, questo è ciò che si fa in preghiera. Poi ascoltò ciò che Dio aveva da dire sul suo problema, questo è ciò che si fa quando leggi le Scritture e le applichi alla tua vita. Questa strategia funziona. Ha funzionato per Davide, funzionerà anche per te.
Chi ha generato un saggio, ne avrà gioia. Possano tuo padre e tua madre rallegrarsi (Proverbi 23:24-25)
IL PERICOLO DELL'ESSERE DEI "SUPER-GENITORI"
L’obiettivo dei genitori non dovrebbe essere crescere figli perfetti, ma trasmettere ai figli la saggezza necessaria per vivere con successo. Ciò solleva due sfide; l’incuria genitoriale e l’ossessione genitoriale. Quest’ultima situazione è la più frequente; i genitori diventano ossessionati dai loro figli: non concedono tempo per lo svago, l’innamoramento o il riposo. Probabilmente per questi genitori, nemmeno Madre Teresa sarebbe all’altezza di fare da baby-sitter ai loro figli! Le motivazioni dei genitori ossessivi possono essere buone, ma la loro preoccupazione genera tre problemi seri: 1. Rende i bambini il fulcro della vita, cosa che non è nel loro interesse. Se i bambini diventano il centro dell’universo, avranno un brusco risveglio uscendo nel mondo reale. 2. L’affaticamento emotivo e fisico produce il così detto "esaurimento genitoriale". Proprio come una batteria non può essere usata di continuo, ma deve essere messa sotto carica, così è necessario per i genitori un tempo di ricarica fisica, emotiva e spirituale. In caso contrario, si diventa irritabili e nervosi e tutti intorno ne percepiscono gli effetti negativi. 3. La “super genitorialità” può essere distruttiva per un matrimonio, specialmente quando è la madre ad esserne incline. Il padre può provare risentimento nei confronti dei bambini, come se gli avessero portato via la moglie o la madre potrebbe considerare egoista il marito, perché non ha il suo stesso livello di impegno nei confronti dei figli. In entrambi i casi è stata seminata la zizzania, che potrebbe distruggere la famiglia. La Bibbia dice: “La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini” (Filippesi 4:5). La moderazione, o equilibrio, è la chiave per una vita familiare sana e felice.
Io non lo sapevo (Genesi 28:16)
“ACCORGERSI” DELLA PRESENZA DI DIO
Una notte, Giacobbe ebbe un sogno. Vide una scala che si alzava verso il cielo, con angeli che salivano e scendevano, e Dio gli parlava, dicendo: “Io sono con te e ti proteggerò ovunque tu vada” (v.15). Al risveglio, Giacobbe disse: “Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo.” Potresti trovarti nella stessa situazione: magari Dio è all’opera nella tua vita, ma non te ne accorgi. Giacobbe non aveva percepito la Sua presenza, era distratto dalla sua situazione. Un cespuglio che brucia senza consumarsi potrebbe sembrare una scena comune nel deserto arido, ma quello era un segno di Dio che parlava a Mosè. Quando Mosè si fermò e si avvicinò, Dio lo chiamò (Esodo 3:4). Anche nella tua quotidianità, Dio può manifestarsi in modo straordinario, ma devi essere aperto e pronto a riconoscerlo. Come scrive William Barry: “Che ne siamo consapevoli o no, incontriamo Dio in ogni momento della nostra vita… Lui cerca di attirare la nostra attenzione, di guidarci in una relazione consapevole”. Non possiamo mai sapere dove o come si manifesterà Dio, o attraverso chi parlerà. Maria Maddalena, ad esempio, non riconobbe Gesù risorto, pensando che fosse il giardiniere. Paolo ci esorta: “Risvegliati, o tu che dormi” (Efesini 5:14). Potresti essere “risvegliato” da una guarigione miracolosa, da una relazione restaurata, o anche da un problema serio. Non cercare Dio solo nelle tue vittorie; cercalo anche nei momenti di difficoltà. Il teologo Frederick Buechner ha scritto: “La presenza di Dio è il fatto più ordinario, che ci lascia la libertà di riconoscerlo o meno”.