Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il dono di Dio (Giovanni 4:10)
IL DONO DI DIO
Ognuno di noi pensa di sapere quali sono i propri bisogni, e una volta soddisfatti tali bisogni, si pensa che tutto dovrebbe sicuramente andare per il verso giusto. La nostra società consumistica impone sempre nuove "necessità", tutte legate agli agi materiali. In realtà, il bisogno più profondo che abbiamo, è spirituale. Ciò che il Signore Gesù disse alla donna di Samaria lo dice, oggi, a ciascuno di noi: "Se tu conoscessi il dono di Dio!". Se ogni uomo avesse piena coscienza di ciò, non indugerebbe un solo istante per chiedere a Dio di essere dissetato. Non è un caso che Gesù oggi incrocia il tuo cammino; è questo il tuo tempo per essere salvato. Abbandona le "cisterne screpolate" della tua giustizia personale o della tua religione, ed apri la tua anima per ricevere l’acqua viva che sgorga dal Calvario e dalla croce. Essa produrrà in te una vita spirituale nuova ed abbondante, se soltanto sarai disposto a chiedere al Signore di dissetare l’anima tua.
Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo; perché è più forte di noi (Numeri 13:31)
CAPACI O FIDUCIOSI?
"Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo". Questa fu l'affermazione di dieci esploratori. Due di loro, invece, Giosuè e Caleb, dichiararono: "Il Signore è con noi; non abbiate paura" (Numeri 14:9). Il popolo, però, si lasciò condizionare dalla relazione della maggioranza, che anteponeva le avversità alle benedizioni divine e rifiutò di confidare nel Signore. L’errore di fondo fu di considerare la grandezza dell’impresa rispetto ai propri mezzi invece di valutarla alla luce della Parola e della potenza di Dio. Dipendere dalla ragione e dalle nostre forze, per realizzare le promesse del Signore rivela mancanza di fede nella capacità del Signore di adempierle. Persino i credenti più deboli possono compiere ciò che Dio ha preparato per loro, quando scelgono di confidare nella Sua potenza. Se vuoi onorare Dio, ricorda che Egli non cerca persone forti e capaci ma fiduciose e fedeli.
La parola del Signore era rara, a quei tempi, e le visioni non erano frequenti (1° Samuele 3:1)
ARIDITà SPIRITUALE
Samuele, trovò grazia agli occhi di Dio, perché aprì il cuore alla Sua Parola e fu attento nel compiere la Sua volontà (cfr. 3:9, 10). Si può usufruire di pari esposizione alla rivelazione divina, eppure sviluppare atteggiamenti opposti verso Dio ed il Suo volere. Dipende dalla disponibilità del cuore. In un tale contesto, infatti, Samuele rimase fedele al Signore, dimostrando che Egli parla, quando c’è chi L’ascolta. Il motivo per cui è raro trovare persone alle quali Dio parla quotidianamente non è mutato. La lettura della Bibbia è trascurata e la Sua volontà disattesa. Non hai diritto di reclamare che Dio non ti parla, se non sei disposto a concedergli la tua attenzione. Non vivere nell’aridità, ma ascolta il Suo invito: "Porgete l'orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide" (Isaia 55:3). Ascolta se vuoi vivere!
Felice, tutto spaventato, replicò: Per ora, vattene; e quando ne troverò l’opportunità, ti manderò a chiamare (Atti 24:25)
FELICE, L’INFELICE
Felice aveva un bel nome. I sinonimi sono: contento, beato, lieto, soddisfatto. Aveva un buon impiego, con uno stipendio invidiabile. Era procuratore romano della Giudea. La Scrittura però, lo presenta in ben altro modo: "Tutto spaventato". Perché era spaventato e agitato? Prima di tutto perché era soltanto curioso delle cose di Dio. Aveva chiamato l’apostolo Paolo per ascoltarlo, riguardo alla sua fede in Cristo, ma si era fermato lì. In secondo luogo, era avido e corrotto. Infatti, sperava di ricevere da lui del denaro (v. 26), e l’avido è condannato a perenne insoddisfazione. Infine, nella sua immoralità viveva una relazione illecita con una donna di nome Drusilla, avendola indotta a lasciare il legittimo marito. Caro lettore, sei veramente felice? Oppure, anche tu come il procuratore romano, continui a rimandare il tuo incontro con Cristo? Perché non apri con fede, oggi, il cuore all’Evangelo? Se lo farai sarai veramente felice!
Voi investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me (Giovanni 5:39)
INVESTIGARE LE SCRITTURE
Investigare le Scritture, ovvero la Bibbia, è privilegio e dovere d’ogni uomo, perché tutti hanno il diritto e il dovere di conoscere Dio e la via della riconciliazione con Lui. Gesù aveva dichiarato: "Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna" (v. 24). Ritenere d’avere la vita eterna rifiutando di ascoltare e credere in Colui che può darla, è l’errore più tragico. Oggi le cose non sono molto diverse. Non soltanto l’uomo della strada vede in Gesù un politico, un filosofo, un filantropo, ma il problema è che anche molti "esperti" hanno travisato l’essenza delle Scritture e non sono più in grado di sperimentare né di presentare al mondo Gesù Cristo come il divino Salvatore. Tuttavia, oggi più che mai, la Parola di Dio è a portata di tutti. Leggiamola, con l’aiuto dello Spirito Santo, ponendovi fede. Applichiamola alla nostra vita interiore e alla nostra condotta. Avremo, così, la certezza della vita eterna, in Gesù, il Messia delle Scritture.
Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo (Luca 23:8)
UNA SPERANZA INFRUTTUOSA
Erode Antipa, discendente di Erode detto il "Grande", trovandosi a Gerusalemme, ebbe l’opportunità d’incontrare Gesù. Il suo desiderio non appare onesto, ma soltanto motivato da semplice curiosità. Per questo, sebbene rivolse tante domande a Gesù, non ottenne nessuna risposta. Probabilmente voleva fugare ogni dubbio e timore che Gesù fosse Giovanni il battista redivivo, che lui stesso aveva fatto decapitare. Comunque sia, Erode non sapeva che il Signore conosce i pensieri ed i sentimenti del cuore. Quale triste condizione giungere tanto vicini a Dio e, a causa del proprio atteggiamento, non trarne alcun beneficio. Alcuni, ancora oggi, ascoltando il Vangelo di Gesù Cristo, vorrebbero "vedere" segni straordinari e clamorosi, essere spettatori della potenza di Dio, senz’affatto però interessarsi al Suo piano di redenzione né preoccuparsi della loro condizione di peccato.
Ed egli rispose loro: "Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata" (Matteo 15:13)
LUNGA VITA O VITA ETERNA?
In California vi sono dei pini risalenti a circa 2000 anni fa. Nonostante siano millenari, arriverà il momento che comunque moriranno. Chi è stato redento da Cristo, invece, possiede infinitamente più di una longevità terrena: ha la certezza della vita eterna. I redenti sono delle nuove creature, le loro anime non moriranno mai. I loro corpi potranno invecchiare e perire, ma risorgeranno e, come dice l’apostolo Paolo, saranno tramutati da corruttibili a incorruttibili (cfr. I Corinzi 15:53). La longevità dei pini millenari impressiona, ma quanto più grande e ineffabile è la vita eterna in Cristo. L’innesto della nuova vita o la scure del giudizio intervengono entrambi alla radice della vita umana. Caro lettore, la tua prospettiva di vita è la longevità sulla terra o la vita eterna con Gesù?
Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza (Isaia 12:3)
LE FONTI DELLA SALVEZZA
Dio offre a tutti gli uomini la possibilità di rivolgersi a Lui per "attingere" alla Sua salvezza. Il profeta Isaia sembra rispondere a tre domande che l’uomo in cerca di salvezza si pone. Che cosa attingere? La risposta è "l’acqua". Essa è indispensabile per la vita. Allo stesso modo la salvezza è assolutamente vitale, nessuno può farne a meno. Dove attingere? La risposta è: "Presso le fonti della salvezza". Chi riconosce la propria necessità di essere lavato dalla sporcizia dei propri peccati, si deve rivolgere direttamente a Dio per mezzo di Cristo Gesù. Non ci sono altre fonti. La "salvezza" è una, in Cristo Gesù, ed è un’opera grande da cui scaturisce ogni virtù per vivere una vita santa ed esuberante; per questo motivo si parla di "fonti". Come attingere? La risposta è: "Con gioia". La salvezza produce gioia completa. La gioia per il perdono dei peccati, la gioia della riconciliazione e della comunione con Dio.
Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia (2° Pietro 3:9)
PROMESSE MANTENUTE
Una delle grandiose promesse che il Signore ha fatto è la Sua seconda venuta per condurre con Sé, nell’eterna gloria celeste, tutti i redenti. Lo scorrere dei secoli ed il sussistere delle cose inducono tanti credenti a parlare e vivere come se dovessero stare sempre su questa terra e la maggior parte sanno poco o nulla del ritorno di Cristo, che viene a prendere la Sua Chiesa. Alcuni uomini, definiti schernitori, dicono: "Dov’è la promessa della sua venuta?". Essi non considerano che questo apparente ritardo non è dovuto ad una dimenticanza da parte di Dio o alla Sua infedeltà, ma è la manifestazione del Suo immenso amore. Sì, Egli è paziente verso tutti i peccatori; desidera che anche tu ti ravveda dal tuo peccato ed accetti il dono della Sua grazia.
Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo; perché è cosa di gran lunga migliore (Filippesi 1:23)
LA PROSPETTIVA MIGLIORE
È evidente che la prospettiva di Paolo e le sue aspirazioni non sono collegate alle cose terrene ma rivolte verso il cielo. Egli dà valore all’essere con il Signore perché l’unico motivo di vita è vivere per Cristo, rendendosi utile all’edificazione dei credenti. L’apostolo dimostra quanto lui stimi, non tanto la cittadinanza romana, ambita da tanti quale garanzia di diritti e privilegi speciali, quanto l’essere cittadino del regno di Dio. Gesù, infatti, insegnava a mettere da parte un tesoro nel cielo non permettendo alle cose della vita di soffocare i cuori. La gioia, la serenità e la soddisfazione della vita purtroppo per tanti si basano sulle "cose" che posseggono. Le sollecitudini stressanti sono alimentate spesso dall’attaccamento eccessivo a ciò che ci circonda. Apprezzare le "cose migliori" ed avere una prospettiva cristiana per il futuro, significa avere l’animo del pellegrino, capire che siamo di passaggio sulla terra e che il sommo bene non è qui, ma si realizzerà nella gloria eterna.
Altro...
Guardati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno acquistato queste ricchezze (Deuteronomio 8:17)
RICONOSCENZA SINCERA
Purtroppo si nota sempre di più che la creatura innalza sé stessa dimenticando il Creatore; l’argilla si vanta del suo contenuto e della sua bellezza, dimenticando il Sommo Vasaio che l’ha tratta dalla terra. Se possiedi ricchezze, se hai una posizione, non dire: "Mi sono fatto da solo, grazie alle mie capacità, e non ho bisogno di Dio". Ignorare la provvidenza di Dio o, peggio ancora, escluderlo dalla propria vita, è un peccato che impoverisce mortalmente l’anima. Fermati e rifletti, riconoscendo che il tuo stesso fiato proviene dal Signore ed Egli potrebbe ritirarlo in un momento. Salomone si esprime così: "Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni" (Ecclesiaste 12:3). Non è una minaccia, ma è un consiglio amorevole: ricordati di Gesù Cristo che è morto e risorto per te. Vai a Lui con fede e gioirai, per sempre.
Dio non ha riguardo alla qualità delle persone (Atti 10:34)
NESSUN PREGIUDIZIO
L’opera di redenzione di Cristo è stata compiuta per l’intera umanità, nessuno escluso. Il fatto che ci sono persone che hanno fede e vivono secondo gli insegnamenti e le promesse della Parola di Dio, non significa che siano dei "fortunati" scelti da Dio, ma semplicemente che hanno aperto il cuore al messaggio di salvezza. Coloro che hanno ricevuto il messaggio del Vangelo e l’hanno accettato credendovi, sono accolti da Dio il quale perdona i loro peccati rendendoli figli Suoi amatissimi. Anche tu sei nei pensieri amorevoli di Dio e rientri nel Suo meraviglioso piano di salvezza. Vai al Signore, in modo che Egli operi potentemente nella tua vita. Non devi presentarti a Lui sulla base dei tuoi meriti o della tua giustizia, ma unicamente confidando nel sacrificio di Cristo Gesù, il Figlio di Dio, per realizzarne la profonda efficacia.
Il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l'apertura del carcere ai prigionieri (Isaia 61:1)
UNA BUONA NOTIZIA
In Cristo Gesù il credente che si ravvede dei propri peccati invocando il perdono e la Grazia di Dio ottiene la giustificazione per fede. Agli occhi di Dio è "come se non avesse commesso il fatto", il peccato che Gesù cancella con il Suo prezioso sangue espiatorio consente di realizzare la salvezza. Dio ci accorda grazia, non premiando le buone opere, ma benedicendo l’umile fede di chi, riconoscendosi peccatore bisognoso di perdono, confida nel sacrificio di Cristo come sufficiente a ciò. Nel Signore riceviamo grazia su grazia. Egli può liberare chiunque e all’istante dalle catene del male e del vizio. Poiché Dio non si ricorderà più dei nostri peccati, possiamo ricevere ogni benedizione celeste e godere la libertà di dimorare alla Sua santa presenza. Non cercare qualche favore da Dio, ma accogli la Sua grazia. Se sei ancora schiavo del peccato, imprigionato dalle sue conseguenze, volgiti con fede a Cristo ed Egli fascerà il tuo cuore spezzato.
Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa (Giovanni 15:11)
LA VERA GIOIA
La Parola di Dio insegna chiaramente che l’appagamento fornito dalle soddisfazioni materiali è provvisorio e superficiale, mai profondo né duraturo. La vera gioia non è procurata dalle cose che sono fuori di noi. Essa è qualcosa di profondamente spirituale, proveniente dalla comunione con Dio. Tale gioia risiede dentro di noi influenzando la sfera dell’anima e dello spirito, dei pensieri e dei sentimenti riflettendosi, di conseguenza, anche sul nostro corpo. La gioia completa è l’inappagabile allegrezza della presenza costante di Cristo e dell’approvazione divina nel nostro cuore. Questo è il ristoro che il salmista vuole esprimere, quando afferma: "Tu m'hai messo più gioia nel cuore che non provino essi quando il loro grano e il loro mosto abbondano" (Salmo 4:7). Pertanto, possiamo gioire anche quando le cose nella nostra vita sono spiacevoli, quando gli affetti umani ed i beni materiali sono carenti, e perfino quando le sofferenze fisiche persistono.