Parole di Vita
Meditazione del 25 agosto 2017
"Ed essi le dissero: Donna, perché piangi? Ella disse loro: Perché han tolto il mio Signore, e non so dove l'abbiano posto." (Giovanni 20.13)
PERCHÉ PIANGI?
Ai due angeli nel sepolcro dovette sembrare quanto meno paradossale che Maria andasse via piangendo, quando Colui per il quale ella versava lacrime era risorto e si stava dirigendo verso di lei. Una domanda importante rivolta con estrema tenerezza perché mostra innanzitutto l'interesse che Gesù ha per noi, Egli non è indifferente alle nostre necessità ed esprime la Sua cura nei nostri confronti, non c'è lacrima che egli non scorga. Quella domanda esprime anche compassione, la premura rivolta verso Maria che aveva il cuore affranto, tutto l'amore di Dio verso colei che stava soffrendo. Quasi certamente, nella domanda rivolta a Maria c'è anche una piccola tenera riprensione: perché continui a piangere quando dovresti gioire? Egli è morto per i nostri peccati, ma ora la tomba è vuota perché Cristo è risorto dai morti per la nostra giustificazione e ora vive per intercedere per noi (cfr. Romani 8:34). Caro lettore, se ci sono lacrime che sgorgano dal tuo cuore e rigano il tuo viso, rivolgiti a quel caro Salvatore risorto che viene a farti compagnia nel tuo dolore con lo scopo di consolarti e aiutarti. Scoprirai anche tu la potenza del Suo amore, la dolcezza della Sua presenza, l'infinita Sua grazia.
Meditazione del 24 agosto 2017
"Poiché noi siamo senza forza, di fronte a questa gran moltitudine che s'avanza contro di noi; e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su te!" (II Cronache 20:12)
RICORRI A DIO
Giosafat, uno dei re d'Israele, stava subendo un duro attacco da parte della Siria, una grave minaccia si stava abbattendo su lui; di fronte a tutto ciò Giosafat ebbe paura. È normale, umano, avere paura, trovarsi nello sconforto, quando nelle difficoltà della vita non si sa cosa fare, quando ogni soluzione che si vuole adottare non trova sbocchi e il problema sembra travolgere la nostra vita. Giosafat, ci dice la Scrittura, che non ricorse invece a nessuna soluzione umana, benché fosse un re e aveva dalla sua parte un numeroso esercito, egli si dispose a cercare il Signore. Innanzitutto confessò a Dio la sua debolezza, di non avere sufficiente forza per affrontare ciò che gli stava accadendo; chi si rivolge al Signore deve, prima di ogni altra cosa, confessare di essere senza forza, di essere troppo piccoli per affrontare i problemi della vita. Inoltre, dichiarò la sua totale impotenza e incapacità, perché chi si accosta al Signore deve riconoscere che a Lui appartiene il salvare, il liberare e l'agire. Infine, egli depose ogni cosa ai piedi del Signore, fissò lo sguardo verso di Lui con la certezza che gli sarebbe giunto l'aiuto e la liberazione che Dio dona per grazia a tutti coloro che ricorrono a Lui (cfr. Salmo 121:1, 2).
Meditazione del 23 agosto 2017
"Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor di me e del Vangelo, la salverà. E che giova egli all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde l'anima sua?" (Marco 8:35, 36)
SALVARE CIÒ CHE È PREZIOSO
Quando non possiamo salvare tutto perché impossibile, allora salveremo ciò che riteniamo prezioso. Siamo finanche disposti a perdere tutto il resto pur di salvare ciò che per noi più vale. Ci si sente dei miracolati quando vittime di una qualsiasi tragedia abbiamo salvata la vita. Purtroppo però capita che, nel valutare ciò che è secondario e ciò che invece per nulla vorremmo perdere, trascuriamo l'anima nostra. Sappiamo dare valore a tutto ciò che è terreno, mentre non sappiamo dare il giusto valore a ciò che è spirituale. Agli occhi di Dio l'anima nostra è preziosa più d'ogni altro bene, ed è per questo che Gesù è venuto a "salvare ciò che era perito"; essa è immortale a differenza di tutto ciò che è materiale. La dimostrazione di quanto siamo preziosi per il Signore è il prezzo che Egli è stato disposto a pagare per salvarci e donarci vita eterna: il suo prezioso sangue versato per te sulla croce (cfr. I Pietro 1.18-19). Avere tutto in questa vita e poi perdere la propria anima non gioverà a nulla, ma chi va a Cristo perché ha saputo dare il giusto valore alla propria vita spirituale, chiedendo per fede di salvarlo, otterrà vita eterna. Gesù ha detto di "cercare prima il regno e la giustizia di Dio, tutto il resto sarà sopraggiunto".
Meditazione del 22 agosto 2017
"Eppoi venite, e discutiamo assieme, dice l'Eterno; quand'anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve." (Isaia 1:18)
VENITE E DISCUTIAMO ASSIEME
L'uomo, per natura, è disinteressato a Dio, vive lontano da Lui e pensa a tutt'altro tranne che al Signore. I suoi desideri e i suoi interessi sono volti verso ciò che è vano, aleatorio, alla ricerca dei propri interessi e basta. Il Signore, invece, è interessato a ciascun uomo perché lo ama, lo cerca e si rivela come Colui che vuole operare nella vita di si accosta a Lui. Devi in quest'oggi fermare i tuoi passi e riconoscere il tuo bisogno di Dio (cfr. Salmo 46:10), puoi "discutere" con Lui, confidarti con Lui, confessare il tuo peccato, le tue difficoltà, ogni tuo bisogno; forse fino ad ora non lo hai mai fatto! Realizzerai che Cristo Gesù, per mezzo del Suo sangue, può cancellare il tuo peccato e purificarti d'ogni colpa e donarti la vita eterna; dopodiché, una volta suo figli, godrai ogni giorno le Sue benedizioni, e voi ? "mangerete i prodotti migliori del paese" (Isaia 1:19); godrai ciò che è veramente buono; l'aiuto del Signore, il Suo amore, la Sua grazia. Oggi, a te la scelta, o rimanere tra coloro che non credono in Dio, che non si preoccupano di andare a Lui, o se vi credono vivono come se non esistesse, o accogliere il Suo invito e decidere di andare e discutere con Lui e sperimentare le Sue infinite ricchezze.
Meditazione del 21 agosto 2017
"Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da gran tempo stava così, gli disse: Vuoi essere risanato? L'infermo gli rispose: Signore, io non ho alcuno?" (Giovanni 5:6-7)
SE VUOI, PUOI AVERE GESÙ
Chissà quante volte ti sei sentito solo, in grande bisogno, in una situazione che dura ormai da anni e nessuno, fino ad oggi, ha potuto fare nulla per te. I pensieri che riempiono il tuo cuore sono forse come quelli di quell'uomo che incontrò Gesù? E cioè: sono rimasto solo, non ho qualcuno con cui confidarmi, nessuno comprende veramente il mio dolore, nessuno è disposto ad aiutarmi, tutti cercano di evitarmi e passarmi oltre. Ebbene la notizia meravigliosa del Vangelo è che Gesù vede il tuo cuore, come aveva visto quel malato, la sua sofferenza, e fu mosso a compassione per lui; conosce cosa ti sta affliggendo, il peso del peccato, le situazioni della tua vita, nello stesso modo con cui sapeva che quell'uomo da gran tempo stava così. Non soltanto il Signore vede e conosce tutto di te, Egli desidera operare nella tua vita; ti rivolge ancora la stessa domanda che rivolse quel giorno: vuoi essere guarito; nello spirito, innanzitutto, liberandoti definitivamente dalla schiavitù del peccato; nell'animo, donandoti quella pace che è frutto della sua presenza e che soltanto Lui può donare; nel corpo, operando con la sua potenza risolvendo ciò che altri non han potuto fare. Non un uomo, non una religione; se vuoi puoi avere Gesù nella tua vita, invocaLo e con fede digli: "Si Signore, voglio essere sanato".
Meditazione del 20 agosto 2017
"Absalon faceva così con tutti quelli d'Israele che venivano dal re per chieder giustizia; e in questo modo Absalon rubò il cuore della gente d'Israele." (II Samuele 15:6)
NON FARTI RUBARE IL CUORE
Absalon si ribellò al re Davide, ribellione dovuta ad uno smisurato desiderio di potere e di successo; ribellione che generò in lui sentimenti di odio, di vendetta, di violenza. Egli voleva il controllo sul popolo e fece di tutto per raggiungere il suo scopo. Con le sue lusinghe, le sue adulazioni, con promesse che non avrebbe mai mantenuto, riuscì a conquistare la fiducia e la stima della gente; riuscì a rubare il suo cuore. La tua vita è preziosa per il Signore, Egli vuole che tu gli appartenga, non permettere pertanto che il peccato, le cose effimere di questo mondo, i piaceri della vita, facciano di te ciò che Absalon fece con il popolo. Non farti rubare il cuore da uno che si spaccia re, ma che non è re; dona invece il tuo cuore al re dei Re, Cristo Gesù; Egli non vuole approfittare della tua vita come invece desiderava fare Absalon, ma vuole salvarti, benedirti, farti gustare ogni giorno il Suo amore e la Sua presenza. Molti volsero il cuore verso Absalon, ma vi furono anche di quelli che non si lasciarono ingannare, sapevano che il vero re era Davide e rimasero fedeli a lui (cfr. II Samuele 15:15). Sia la tua decisione quella dei discepoli di Gesù, quando di fronte a tanti che lo abbandonarono dissero: "Signore da chi ce ne andremmo noi, tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto? in te".
Meditazione del 19 agosto 2017
"Io conosco le tue opere. Ecco, io ti ho posta dinanzi una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché pur avendo poca forza, hai serbata la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome." (Apocalisse 3:8)
UNA PORTA APERTA
Un muro invalicabile separa l'uomo da Dio. Il peccato ha generato inimicizia con il Signore e tiene l'uomo lontano da lui. Puoi percorre in lungo e in largo questo muro, non vi troverai via d'accesso, non lo potrai demolire con nessuna opera buona, nessuna religione possiede i mezzi per fartelo oltrepassare. Ma Dio, nel Suo infinito amore, ha voluto aprire una porta in questo muro, essa è una sola: Cristo Gesù (cfr. Giovanni 10:7). Se desideri conoscere il Signore, se hai bisogno del Suo aiuto, se vuoi avere comunione con Lui, sappi che Egli ti ha posta dinanzi una porta aperta, il Suo Figlio Gesù il quale sta aspettando che tu entri; o lo fai o resterai fuori! L'unico che apre questa porta è Colui che è stato immolato per il peccatore, nessun altro ha questo potere e tantomeno Egli ha delegato altri a farlo. Passare per essa significa essere salvati, godere una vita ricca delle sue benedizioni (cfr. Giovanni 10:10), avere accesso nella vita eterna dopo la morte. Come ogni porta separa due ambienti, passare per essa vuol dire anche lasciare qualcosa per ricercane altre; la vecchia vita che Dio non gradisce per abbracciare quella nuova da Lui donata; cercare fedeltà e ubbidienza, aspettare con gioia la prossima venuta di Gesù. Cristo è la porta che Dio ti ha posta dinanzi, accettaLo e troverai salvezza.
Meditazione del 18 agosto 2017
"Il cuore di lui non appartenne tutto quanto all'Eterno, al suo Dio, come aveva fatto il cuore di Davide suo padre." (I Re 11:4)
APPARTENERE AL SIGNORE
Salomone, colui che aveva scritto "custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa", non seppe, per un periodo della sua vita, vigilare sul suo. Il Signore voleva da Salomone, e da ciascuno di noi oggi, che il nostro cuore gli appartenga interamente. Un cuore non appartiene al Signore quando è ancora legato al peccato, alla vecchia vita; quando è ancora dominato soltanto da passioni e desideri materiali e non spirituali, quando non si trova in esso il desiderio di fare la volontà di Dio. Non soltanto dobbiamo appartenere interamente al Signore, ma bisogna servirlo interamente, adoperarsi per compiere il Suo volere. Salomone costruì un meraviglioso tempio impiegando sette anni, ma ne impiegò tredici per costruire la sua casa, fu soddisfatto di quanto fece nel passato senza curarsi di ciò che Dio gli chiedeva nel presente. Infine notiamo che Salomone non si consacrò totalmente al Signore, non custodì tutte le ricchezze spirituali che Dio gli aveva donato, non curò sufficientemente quel patrimonio di vera e concreta consacrazione spirituale. Se la tua vita e il tuo cuore non appartengono interamente a Cristo, avrai fallito; se non lo servi con tutto il cuore non ti verrà mai detto da Lui "bene hai fatto mio servo fedele"; se non ti consacri interamente a Lui, perderai quanto di buono Egli ti ha donato.
Meditazione del 17 agosto 2017
"Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso l'Eterno, spererò nell'Iddio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà." (Michea 7:7)
RACCOGLIERE ANCORA
Il profeta descrive uno scenario molto triste e di una attualità sorprendente. La dove c'erano frutti, non ve sono più, è stato raccolto tutto; vorremmo essere cibati, ma ogni frutto è stato già preso; cerchiamo conforto dagli altri, ma non c'è; anche le persone più care che dovrebbero aiutarci spesso deludono. Quante volte guardandoci attorno notiamo mancanza di moralità, di giustizia, di pace, di amore, ecc., siamo così portati ad affermare che non c'è più nulla di buono. Ma ancora una volta la Scrittura ci mostra che Dio è fonte di grazia inesauribile e che in Lui troviamo tutto ciò che può soddisfarci appieno. Il profeta afferma: "Quanto a me?". Innanzitutto occorre andare a Lui senza guardare a ciò che accade attorno e quello che gli altri fanno, una scelta che deve essere personale. Egli, inoltre, aggiunge che spererà in Dio il quale non lo deluderà a differenza di chi si aspetta l'aiuto dall'uomo, perché il Signore non delude coloro che confidano in Lui. Infine, vi è la certezza che Dio ascolta perché Egli è buono, fedele, perché Egli non tratta chi si accosta a Lui secondo i meriti, ma per grazia. Se guardandoti attorno non vedi nulla di buono, sappi che ai piedi di Cristo vi è abbondanza di benedizione.
Meditazione del 16 agosto 2017
"Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce." (Giona 2:3)
Il SIGNORE RISPONDE
Il Signore parlò a Giona, gli chiese di adempiere la sua volontà, gli promise sostegno e aiuto, forza, guida durante il cammino. Le cose però andarono diversamente perché Giona rifiutò di dare ascolto alla parola del Signore e diresse i suoi passi, la sua vita, il suo futuro nella direzione opposta al volere di Dio, andò "lontano dalla presenza del Signore". A causa di questa sua ribellione si trovò ad affrontare ciò che non avrebbe mai voluto, tantomeno immaginato; egli toccò letteralmente il fondo. Fu allora che si ricordò del Signore, riconobbe il proprio peccato senza colpevolizzare Dio di quanto gli stava accadendo, era consapevole della gravità dell'essere lontano dal Signore, il suo desiderio fu quello di avere nuovamente comunione con Dio ed elevò una preghiera con la certezza che Dio l'avrebbe udita: "Io mi sono ricordato del Signore; e la mia preghiera è giunta fino a te" (Giona 2:8). Ancora oggi l'uomo cerca di fuggire dal Signore, di agire secondo i propri pensieri e tutto questo produce non soltanto insoddisfazione, ma lo porta a vivere sempre più in basso e spesso a toccare il fondo; cosa fare allora? Una preghiera fatta con fede accompagnata da un sincero ravvedimento certamente raggiungerà il trono della grazia di Dio il quale farà seguire una pronta risposta e soluzione.