Parole di Vita
Meditazione del 09 febbraio 2026
Pietro e Giovanni salivano [insieme] al tempio per la preghiera dell’ora nona (Atti 3:1)
COME AIUTARE GLI ALTRI (1)
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona. Questo semplice gesto ci insegna un principio fondamentale: non possiamo essere un valido strumento nelle mani di Dio se non siamo persone di preghiera. Tutti i grandi uomini di Dio, come vediamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa, erano uomini che pregavano. Un grande predicatore un giorno disse: “Non puoi fare nient’altro se prima non hai pregato.” La preghiera è la base su cui poggia la nostra vita spirituale. Mi piace il fatto che la Bibbia scriva che Pietro e Giovanni “salivano” al tempio per pregare. Questo ci rende l’idea che la preghiera ci eleva, ci fa salire nelle cose spirituali. Solo quando siamo spirituali possiamo tendere la mano agli altri e aiutarli. L’apostolo Paolo, nella sua esortazione alla chiesa, diceva: “Voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Galati 6:1). Se siamo persone di preghiera, avremo un cuore simile a quello di Dio, perché la preghiera è intimità con Lui. Tu sei una persona che prega? La Bibbia ci ricorda in 1 Tessalonicesi 5:17: “Non cessate mai di pregare.” La preghiera non è solo un atto, è uno stile di vita che ci permette di vivere in comunione con Dio e di essere pronti ad aiutare gli altri.
Meditazione del 08 febbraio 2026
Il popolo aveva preso a cuore il lavoro... (Neemia 4:6)
CI VUOLE "CUORE"
A San Diego (California) c’è un famoso parco divertimenti, Sea World, dove si possono ammirare le papere sui pattini. Osservandole da vicino, ti accorgerai però che non hanno il cuore! Ti farà sorridere, ma molte persone sono proprio così, si muovono semplicemente per inerzia. Non essere una di loro! Se vuoi che la tua vita abbia un senso, scegli una causa più grande di te e dedicati ad essa completamente! Ricordi la storia di Neemia? Rischiò la vita per ricostruire le mura di Gerusalemme. Nonostante minacce ed ostacoli, finì il lavoro in tempo record, sai perché? “Il popolo aveva preso a cuore il lavoro”. Il Dizionario Webster del 1828 definisce il “coraggio” come “la qualità che ci rende capaci di far fronte alle difficoltà e al pericolo... senza paura o depressione”. Seguono le parole pronunciate da Mosè quando trasferì a Giosuè il suo ruolo di guida di Israele: “Sii forte e coraggioso; non ti spaventare... perché il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai” (Giosuè 1:9). A centoventi anni, Mosè esortava ancora il popolo d’Israele: “Devi avere coraggio! Devi avere cuore!” Vale la pena lottare per qualcosa che ha valore! Ci vuole “cuore”, ci vuole coraggio a fronteggiare l’atteggiamento ribelle di sfida di tuo figlio, o le tue stesse paure, o a raccogliere i cocci della tua vita e provare a ricominciare. Parlare di ciò che è andato male è tutto sommato facile; ci vuole invece coraggio, ci vuole “cuore”, per prendere concretamente in mano la situazione. Dove nasce questo coraggio? Dio ne è la sorgente! Parla dunque con Lui oggi.
Meditazione del 07 febbraio 2026
Questo compito è troppo pesante per te; tu non puoi farcela da solo... (Esodo 18:18)
CHIEDI AIUTO
Dio ha posto delle persone vicino a te che sono disposte ad aiutarti. Se non accetti il loro aiuto, tu sarai frustrato e loro saranno insoddisfatte, perché non stanno usando i loro doni. Dio non ti ha chiamato a fare tutto, per tutti, in ogni situazione. Non si può essere tutto per tutte le persone per tutto il tempo! Tu stesso hai esigenze legittime e, quando non sei soddisfatto, soffri ed è così che accade alle persone intorno a te. Non c’è niente di sbagliato nel bisogno di aiuto e nel farne richiesta; in realtà ciò che è sbagliato nel bisogno di aiuto è l’essere troppo orgogliosi per chiederlo. Poiché i figli d’Israele guardavano a Mosè per tutto, egli ha cercato di essere “tutto per tutti”. E questo fin quando ha raggiunto un punto di rottura. Così suo suocero gli suggerì di delegare parte della sua autorità e di lasciare che gli altri prendessero le decisioni meno importanti, mentre lui avrebbe preso le più importanti. Funzionò! Mosè fece ciò che Ietro gli suggerì e ciò gli permise di avere successo nel suo compito. Inoltre coloro i quali furono sotto la sua guida ebbero modo di godere anch’essi di un senso di realizzazione. Fu una vittoria per entrambi e il lavoro venne fatto bene! Domanda: Ti lamenti che le persone ti stiano sottoponendo troppe richieste e hai troppo da fare? Sei riluttante a lasciare che altri ti aiutino, perché non credi che qualcun altro possa fare il lavoro così come lo fai tu? Attenzione! Le Scritture mettono in guardia circa lo sviluppo di “un parere esagerato della [propria] importanza” (Romani 12: 3). Chiedi aiuto. Potrai durare più a lungo e goderti la vita di più, se lo fai!
Meditazione del 06 febbraio 2026
“Una donna… Commerciante di porpora, di nome Lidia… Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.” (Atti 16:14)
CHIEDI A DIO DI USARSI DI TE
Lidia non era una predicatrice, ma un’imprenditrice di successo che incontrò Cristo grazie alla predicazione di Paolo. Da quel momento, la sua casa divenne il primo luogo di incontro per i credenti citato nella Scrittura. Questo ci insegna un principio fondamentale: non solo i predicatori parlano da parte di Dio. Su 168 ore settimanali, un predicatore generalmente parla alla gente per circa un’ora. Ma chi condividerà il messaggio di Dio nelle altre 167? Un esempio straordinario viene dall’India, un paese con oltre un miliardo di abitanti. La prima volta che il Vangelo raggiunse la regione del Telugu non fu grazie a un predicatore, ma a un ingegnere civile, John Clough. Quando si offrì volontario per una missione appena avviata, il consiglio missionario esitò, perché non aveva studiato teologia. Tuttavia, il suo zelo lo portò comunque in India, dove, durante una grande carestia, supervisionò la costruzione del Canale di Buckingham. Il suo lavoro gli permise di assumere migliaia di persone affamate, offrendo loro un salario e la possibilità di sfamare le loro famiglie. Ma accadde qualcosa di ancora più grande: Dio aprì i loro cuori e per la prima volta ascoltarono il Vangelo. Oggi, grazie a quell’opera, la chiesa fiorisce in India. Dio dichiara: “Molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute; io dico: Il mio piano sussisterà” (Isaia 46:10). Dio ha già un piano: quello che cerca sono uomini e donne disposti a collaborare con Lui. E tu? Sei pronto a dire: “Signore, usati di me”?
Meditazione del 05 febbraio 2026
Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà.... (Giona 1:12)
CHI È IL TUO "GIONA"?
Quando Giona si imbarcò su una nave diretta nella direzione opposta alla volontà di Dio, l’equipaggio scoprì che c’è un alto prezzo da pagare se si permette alla persona sbagliata di entrare nella propria vita. Qual è il punto? Il punto è che Dio non ti autorizza a mantenere artificialmente in vita nessuno, soprattutto se stanno scappando da Lui e usano te per farlo! Con Gesù sulla barca supererai ogni tempesta. Ma quando permetti a Giona di salire a bordo, egli sconvolgerà la tua vita e, prima che scenda, rischi di perdere tutto. Pensi davvero di riuscire a correggere il tuo Giona? No. “Il Signore... fece venire un gran pesce per inghiottire Giona” (Giona 2:1). In certi casi, la cosa migliore è svegliare quelle persone e gettarle in mare. Finché continui a salvarle, impedisci la volontà di Dio. È orgoglio pensare di poter fare ciò che solo Dio può fare! Guarda Giona: mentre l’equipaggio getta disperatamente II carico in mare, lui dorme! Non voleva essere corretto, voleva starsene comodo! Conosci qualcuno così? Non sono cambiati perché non sono ancora pronti! Giona era così cocciuto che rimase nel ventre di quel grosso pesce per ben tre giorni prima di pregare. Se fosse accaduto a te, il solo affacciarsi “sull’abisso” ti avrebbe fatto inginocchiare ad invocare il Signore, non è vero? Questo è forse un messaggio duro, ma a volte la cosa migliore che puoi fare per il tuo Giona, e per te stesso, è gettarlo in mare e lasciare che Dio lo salvi.
Meditazione del 04 febbraio 2026
Ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio (Filippesi 1:23)
CHE COSA FAREMO IN PARADISO
Immagina di imbarcarti su un aereo per la vacanza dei tuoi sogni quando improvvisamente il pilota annuncia: “Benvenuti a bordo. Dopo il decollo vi serviremo un fantastico pasto e faremo il possibile per rendere piacevole il vostro volo. Devo comunicarvi, però, che non abbiamo una destinazione. Proprio così, continueremo a volare fino a quando il carburante non si esaurirà e poi precipiteremo nell’oceano”. Non importa quanto sia bello il viaggio: che senso ha senza una destinazione? La Parola di Dio dice: “Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini” (1 Corinzi 15:19). Grazie a Dio c’è di più! Si chiama Paradiso ed è “molto meglio” di qualsiasi cosa in questa vita. Se chiedi che cosa faremo lì, la Bibbia dice che serviremo il Signore (vedi Apocalisse 22:3). Non riceveremo un’aureola, una lunga veste di lana o un’arpa e non ci siederemo su una nuvola a strimpellare per l’eternità. No, ognuno di noi servirà il Signore con diverse capacità. Pensaci: nessuna crisi di mezza età, nessun licenziamento, nessun crollo nervoso. Sulla terra veniamo meno, ci stanchiamo, siamo frustrati e le nostre motivazioni sono contrastanti. Ma non lassù! Riesci ad immaginare? Servire Colui che ami più di chiunque altro, fare ciò che più ti piace e farlo in un corpo incorruttibile. Questo è il paradiso! E la gioia massima sarà vedere Gesù faccia a faccia. “Quanto a me, per la mia giustizia, contemplerò il tuo volto; mi sazierò, al mio risveglio, della tua presenza” (Salmi 17:15).
Meditazione del 03 febbraio 2026
L’anima mia è assetata di Dio... (Salmo 42:2)
CHE COS'È LA DEVOZIONE A DIO?
Cosa ti viene in mente quando pensi alla parola “devozione”? Regole religiose? Cristiani che ti puntano il dito dicendo: “questo non si fa”? Non c’è da stupirsi se le persone ci evitano. È possibile essere devoti nella nostra società contemporanea? Oppure bisognerebbe tornare ai giorni de “La Casa nella Prateria” per essere devoti? Il fatto è che la devozione non è una cultura, è un’attitudine interiore. Ha poco a che fare con l’aspetto di una persona (anche se è spesso difficile andare oltre le apparenze) o con l’auto che guida. Non ha niente a che fare con le nostre preferenze personali o con gli standard che alcuni di noi vorrebbero imporre agli altri. La Bibbia dice: “L’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore” (1 Samuele 16:7). La devozione è un lavoro interiore. E più ci pensi, più ti convinci che una persona veramente devota è quella il cui cuore è sensibile a Dio, che prende Dio e la Sua Parola sul serio e che desidera più di Lui. Davide gridava: “L’anima mia è assetata di Dio”. Ecco, puoi essere ricco o povero, giovane o vecchio, di città o di provincia, un leader o un seguace, estroverso o silenzioso, sposato o single, di destra o di sinistra. Niente di ciò conta davvero. Quello che conta è il desiderio di conoscere Dio intimamente, obbedirGli, e camminare con Lui. Quindi fatti questa domanda: “Voglio essere devoto?” E se non ti piace la risposta, scendi sulle tue ginocchia e chiedi a Dio di cambiare il tuo cuore e la tua attitudine.
Meditazione del 02 febbraio 2026
Io cerco il tuo volto, o Signore (Salmo 27:8)
CERCARE IL SIGNORE
L'immagine di un genitore e suo figlio chiarisce ciò che avviene in preghiera. Immagina un bambino di un anno che ti fissa, inizialmente timido, poi curioso. Gira la testa e ti guarda di sottecchi, tu ricambi. Quando un rumore improvviso lo sorprende, anche tu copi la sua espressione. È così sorpreso da voler piangere, ma tu sorridi e lui fa lo stesso, cominciando a ridere. In quel contatto visivo, quando qualcuno dimostra di comprendere le sue emozioni, si attivano connessioni cruciali nel suo cervello e sistema nervoso, un processo noto come "integrazione neuronale". Giocando con le espressioni, stai dando al bambino una sensazione di pace e gioia. La preghiera funziona in modo simile. Nel Vecchio Testamento, Dio disse a Mosè di benedire gli Israeliti: "Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il Suo volto su di te e ti sia propizio!" (Numeri 6:24-26). In preghiera, "cercare il volto di Dio" significa anche ascoltare, ma include un terzo aspetto: la sicurezza che deriva dal sorriso d’amore e approvazione di Dio.
Meditazione del 01 febbraio 2026
La moglie [rimasta vedova, NDR] è libera di sposarsi con chiunque purché lo faccia nel Signore... (1 Corinzi 7:39)
CERCA L'INTIMITÀ NEL TUO MATRIMONIO
La Bibbia insegna che la base di un buon matrimonio non è solo condividere lo stesso letto ogni notte, ma gli stessi valori e obiettivi ogni giorno. Senza quelli, sarebbe come parlarsi in una lingua straniera. Ora, non andrete sempre d’accordo e dovete accettare questo fatto, ma se vuoi raggiungere la stessa destinazione del tuo coniuge, dovete seguire lo stesso percorso. È come costruire una casa: bisogna lavorare sullo stesso progetto. Dopo un po’ scopri che l’intimità fisica da sola non basta. Ti potrà fare superare la notte, ma serve un’amicizia genuina ed una fede in Dio condivisa per superare gli anni. Stiamo parlando di mariti e mogli che comunicano senza dire una parola, perché le loro vite sono governate dagli stessi principi e obiettivi. E quando sorgono i problemi, come succede sempre, cercano la soluzione nella stessa fonte: Dio! Quando la vita di Adamo ed Eva andò in frantumi nel Giardino dell’Eden, essi andarono a Dio assieme perché entrambi avevano una relazione con Lui. Dopotutto, come sì fa a risolvere un problema se uno dei due non pensa che ci sia un problema? La vera intimità arriva quando il sesso è finito e la dedizione è più forte che mai. Ti permette di stare con qualcuno senza avere sempre bisogno di fare colpo. Un autore scrive: “Quando sappiamo di essere amati per chi siamo, diventiamo mentalmente più in forma e più intimi nell’espressione. Siamo liberati dalla paura del rifiuto e sciolti dall’ansia di doverci mettere in mostra”.
Meditazione del 31 gennaio 2026
Perché la saggezza ti entrerà nel cuore, la scienza sarà la delizia dell’anima tua... (Proverbi 2:10)
CERCA DI IMPARARE QUALCOSA OGNI GIORNO
Un venerdì mattina un giovane ed entusiasta studente della Stanford University era di fronte a Louis Janin, noto ingegnere minerario. Cercava un impiego. Janin lo informò: “Tutto quello di cui ho bisogno al momento è uno stenografo”. Il giovane disse con entusiasmo: “Bene, accetto il lavoro”. Poi aggiunse: “Ma non posso Iniziare prima di martedì”. Janin accettò e il martedì successivo il giovane si presentò puntuale. Janin gli chiese: “Perché non poteva iniziare prima di martedì?” "Perché dovevo affittare una macchina da scrivere e imparare ad usarla”, fu la risposta. Il giovane dattilografo era Herbert Hoover, il cui atteggiamento alla fine lo condusse fino alle porte della Casa Bianca, per diventare uno dei presidenti americani. Prendendo scorciatoie, rischi di perdere il tuo futuro. La tua riluttanza a imparare oggi ti lascerà impreparato per le opportunità di domani. Nessuna abilità che impari andrà mai persa. Conoscenza e apprendimento di nuove abilità costruiscono fiducia in se stessi e acuiscono la mente. Le persone di successo hanno una cosa in comune: non smettono mai di imparare! Inoltre, Dio chiama persone pronte, quindi preparati. La Bibbia afferma: “[Se presti] orecchio alla saggezza e [inclini] il cuore all’intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all'intelligenza, se la cerchi come l’argento... Allora comprenderai la giustizia, l’equità, la rettitudine, tutte le vie del bene. Perché la saggezza ti entrerà nel cuore, la scienza sarà la delizia dell’anima tua” (Proverbi 2:2-10).