Ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi (Efesini 5:16)
RICUPERARE IL TEMPO
Quante volte ci siamo impegnati in attività frenetiche, senza trovare tempo per adorare Dio e poi non siamo riusciti a nulla. Al contrario, dando priorità alla comunione con Dio, abbiamo fatto meglio e con soddisfazione. Chiedi a Dio di aiutarti a sfruttare le opportunità che ti concede. Certe occasioni potrebbero non incrociare più il tuo cammino. Mentre leggi questo foglio è già trascorso un minuto che non tornerà mai più. Per cosa stai utilizzando il tuo tempo? Tu solo sai perché Dio ti sta dando tempo: se per ravvederti o per servirlo. Se devi riconciliarti con un tuo caro o pagare qualche debito, non sprecare il tempo che Dio ti concede! Devi urgentemente deciderti ora, prima che questa esistenza fugace passi via, se vivere per compiere la volontà di Dio. Dona a Cristo il tuo tempo, questo è, in assoluto, il più gran guadagno!
E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Luca 23:34)
IL PERDONO DI GESù
Il perdono di Gesù per i suoi aguzzini va ancora oltre, arriva fino al trono celeste. Infatti, l’amore del Signore per i peccatori non chiude il cielo, lo lascia aperto ad una possibilità di ravvedimento e salvezza. Le parole di Cristo sulla croce, lasciano sgombera la strada che arriva al Padre per lo Spirito Santo, il quale convince gli uomini di peccato. È chiaro che le persone agiscono male perché non conoscono Dio, ma qualsiasi peccato sarà perdonato a colui che, con fede, si ravvede. Saulo da Tarso, da persecutore di Gesù, divenne l’apostolo Paolo, che seguì il Signore fino alla morte. Sono tanti coloro che hanno dovuto ricredersi riguardo a Cristo, sperimentando la potenza meravigliosa del Suo perdono divino. E tu, sei consapevole di avere peccato contro il Figlio di Dio? Sai che anche tu hai bisogno del Suo perdono?
A colui che è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida (Isaia 26:3)
I BUONI SENTIMENTI
Dio può fare delle promesse in tempi di quiete, quando i nostri sentimenti trovano agevolmente conforto nelle sensazioni prodotte da condizioni favorevoli. È facile avere pace quando tutto è tranquillo. Altre volte, però, affrontiamo circostanze tali da farci ritenere irrealizzabile la Parola del Signore. Dio, tuttavia, continuerà a confermare le Sue promesse a quanti si affidano a Lui piuttosto che su quanto scorgono con gli occhi fisici. Quando siamo determinati a compiere la volontà di Dio, godiamo la Sua sovrana approvazione nel cuore, che custodisce la pace di quanti, restando saldi sull’amore di Dio, confidano in Lui che fa cooperare ogni cosa al loro bene eterno (cfr. Romani 8:28). Ecco la stabilità di chi è fermo nei suoi sentimenti, che non si deprime nella valle né s’insuperbisce sulle vette, ma che, onorando Dio in ogni tempo, riceve pace e la conserva, anzi la moltiplica, confidando sempre nel Signore.
E vedutolo, lo adorarono; alcuni però dubitarono (Matteo 28:17)
SUPERARE IL DUBBIO
Il dubbio non si vince con le polemiche, ma con la Parola di Dio. I discepoli avevano visto Gesù non reagire all’arresto e subire la morte, ma ora dovevano capire che Egli può tutto. Poi, Cristo li chiama ad una missione: "Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli" (v. 19). Il Signore sa quello che sta per fare per i Suoi, che tra poco saranno riempiti di Spirito Santo e, superato ogni dubbio, andranno ovunque a proclamare l’Evangelo. Infine, Gesù dà ai suoi discepoli una preziosa rassicurazione: "Io sono con voi tutti i giorni" (v. 20), in modo che essi affrontino con costante serenità la missione affidatagli. Caro amico, non smarrirti se qualche dubbio ha attaccato la tua mente, Cristo oggi si accosta a te, ti rassicura con la Sua potenza, ti dà uno scopo glorioso per cui vivere e ti promette che sarà con te, per sempre e fino alla fine. Soltanto la misericordiosa compassione di Dio, che comprende i limiti e lo sconforto umani, fa sì che da un dubbio possa procedere tanta benedizione.
Ma il centurione prestava più fede al pilota e al padrone della nave che alle cose dette da Paolo (Atti 27:11)
FEDE MAL RIPOSTA
L’apostolo Paolo si trova su di una nave diretta in Italia, con altri prigionieri. Egli, prevedendo il pericolo di naufragio, non per esperienza ma per una conoscenza ricevuta da Dio, cerca di dissuadere l’equipaggio alla partenza. Il centurione romano, però, s’affida all’esperienza del pilota e del padrone della nave piuttosto che alle parole dell’apostolo. Quanti ancora oggi, nel mare burrascoso della vita, si affidano alle proprie esperienze o alla sapienza degli altri anziché alla guida che Dio vuole dare attraverso la Sua Parola. L’epilogo della storia è triste. Paolo aveva ragione. Il carico andò perso, la nave distrutta e, soltanto per la misericordia di Dio, tutte le duecentosettantasei persone che erano a bordo riuscirono a salvarsi. Caro lettore, possa questa semplice meditazione trattenerti dal prendere decisioni avventate, ma soprattutto spingerti a porre la tua fede in Dio, Egli conosce ogni cosa e vuole preservarti da amare esperienze.
Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili (Giacomo 4:7)
LA VERA GRANDEZZA
Viviamo in una società che esalta esclusivamente l’immagine, le capacità ed il successo che una persona riesce a conseguire. In un contesto di questo genere, quasi sempre l’arroganza e la superbia, caratterizzano le relazioni con gli altri, le quali sono considerate elementi di forza. Ben diversa, però, è l’opinione di Dio. Egli non si compiace dell’arroganza e del desiderio di affermare se stesso a discapito degli altri. Egli non guarda alle capacità e ai successi ottenuti. Egli non è neppure interessato all’immagine che una persona riesce a dare di sé stessa. Il Signore guarda all’intimo del cuore, ai sentimenti, e si compiace dell’umiltà. Soltanto un cuore completamente piegato a Lui ed arreso nelle Sue mani può avere la Sua approvazione e può sperimentare le infinite benedizioni che scaturiscono dalla Sua Grazia.
La benedizione, se ubbidite ai comandamenti del Signore, del vostro Dio (Deuteronomio 11:27)
BENEDIZIONE E UBBIDIENZA
Al Sinai, Dio aveva detto: "Or dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare" (Esodo 19:5). L’importanza dell’ubbidienza era stata ripetuta nelle istruzioni per la costruzione del tabernacolo (cfr. Esodo 38-40). Ora Dio rinnovava i contenuti della Legge alla nuova generazione, dicendo: "…io pongo oggi dinanzi a voi la benedizione e la maledizione: la benedizione, se ubbidite...la maledizione, se non ubbidite…" (Deuteronomio 11:26-28). Sì, "la benedizione, se ubbidite" è ancora oggi la chiave per gustare una vita esuberante nel Signore. Nel tempo della grazia, il credente ha ricevuto ogni benedizione spirituale in Cristo. Esse sono state già accordate; occorre farle proprie ed a questo serve la fiduciosa ubbidienza dei redenti, che così glorificano Dio per la Sua perfetta volontà.
Figlio mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie (Proverbi 23:26)
L’INVITO DEL PADRE
Questo versetto esprime, in maniera semplice e chiara, tre cose. Prima di tutto descrive il tipo di rapporto che Dio vuole avere con te. È la relazione di un Padre con il figlio: affettuosa, dolce e tenera. Il peccato rende impossibile un tale rapporto, ma per la fede nel perfetto sacrificio di Cristo, il peccatore è rigenerato, ricevendo il diritto d’essere "figlio" di Dio. L’invito precisa, inoltre, ciò che Dio vuole da te. È ingiusto definire le richieste di Dio delle "pretese". Egli potrebbe fare di te ciò che vuole, perché è il Creatore e il Sovrano. Il Signore, però, ha scelto di rivolgersi a te mediante l’Evangelo, con amore, chiedendoti soltanto che gli doni il tuo cuore, il centro della tua vita. Conoscendo il tuo cuore, Cristo lo vuole lavare e guarire e, cosa più importante, custodirlo personalmente. Infine, la parola di oggi dice cosa vuole Dio per te. Egli desidera evitarti le dolorose ed inevitabili conseguenze del peccato, oggi e per l’eternità.
Cantate al Signore un cantico nuovo (Salmo 96:1)
UN CANTICO NUOVO
Il Signore, nella Sua Parola, ci invita ripetutamente a celebrare e a lodare il Suo nome. Dio è creatore dell’universo e di tutto ciò che è in esso. Egli è Colui che, pur governando e tenendo in mano le redini di tutto il creato, non ha esitato ad abbassarsi fino a noi nella persona di Cristo Gesù, per portare salvezza e vita a chiunque crede. Molti sono occupati a venerare uomini, legittimando ciò con vari giri di parole. Ma chi ci ha creato? chi è morto in croce per noi? chi è il Vivente? Chiediamoci se stiamo davvero innalzando Cristo, se ci studiamo di tributare a Dio l’adorazione di cui è degno! Perché la nostra lode Gli sia gradita, occorre accostarsi a Lui con un cantico nuovo. Non necessariamente con una melodia differente o con parole sempre nuove, ma con esperienze e sentimenti che si rinnovano quotidianamente, con il proposito di onorarlo ogni giorno con la nostra vita. Tutte le volte che ci appartiamo per adorarlo, da soli o con gli altri, facciamo sì che nella nostra bocca non manchi mai un cantico nuovo!
Io son l’Alfa e l’Omega (Apocalisse 1:8)
L’ALFA E L’OMEGA
Dio è il principio. Egli dona la vita e la mantiene. Egli ci provvede di quanto abbiamo veramente bisogno, donando salvezza ed allegrezza alla nostra esistenza. Se c’è qualcosa di buono in noi, se abbiamo doti e capacità da sfruttare per il benessere nostro e di chi ci sta vicino, tutto viene dal Signore. Dio è la fine, Lui ha l’ultima parola. La realtà terrena, con le sue gioie ed i suoi dolori, è transitoria e passa via. Ricordiamolo, quando tutto va a gonfie vele e ci sentiamo i padroni del mondo, ma anche quando siamo perplessi riguardo alle vicende della vita, quando sembra che il tunnel in cui ci troviamo sia senza uscita. Ricordiamolo quando la morte strappa via da noi gli affetti e frustra i progetti; ricordiamocene quando vediamo i nostri difetti e disperiamo di poter cambiare, mentre contempliamo la nostra debolezza e temiamo di non farcela.
Altro...
Noi non siamo come quei molti che adulterano la Parola di Dio (2° Corinzi 2:17)
ADULTERARE
Il significato del verbo adulterare è: "Alterare una sostanza con l'aggiunta di sostanze simili, specialmente di minor pregio e spesso nocive". Già ai tempi dell’apostolo Paolo, c’erano uomini che adulteravano l’Evangelo. In altre parole, predicavano un messaggio inquinato, cose molto simili a quelle proclamate dagli apostoli, ma non fondate sulla Scrittura. La propensione a adulterare la Parola di Dio, ai nostri tempi, prenderà sempre più piede. Ovunque si odono predicatori che, per diverse ragioni e con metodi differenti, annunciano in modo particolarmente enfatico ciò che somiglia alla verità, ma che invece ne è la negazione, un messaggio alterato. L’appello dello Spirito Santo è chiaro: "Voi dunque, diletti, sapendo queste cose innanzi, state in guardia, che talora, trascinati anche voi dall'errore degli scellerati, non scadiate dalla vostra fermezza; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen" (II Pietro 3:17, 18).
L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio dura per sempre (Isaia 40:8)
VIVERE PER CIò CHE DURA
Siamo alla continua ricerca di qualcosa che dura per sempre, ma gioventù, ricchezza e salute sono cose che non possiamo mantenere in perpetuo. Nella Bibbia leggiamo che la vita terrena dell’uomo "è un vapore che appare per un po’ di tempo e poi svanisce". Se siamo persone di una certa età, esistono nella nostra vita "segni" inconfutabili che testimoniano la verità di questo messaggio: il nostro corpo invecchia, la nostra salute non è più quella di una volta e ciò in cui abbiamo trovato piacere non ci soddisfa più. Abbiamo bisogno di scoprire la verità della seconda parte del messaggio del profeta. Egli, infatti, dopo aver "gridato" la povertà e la debolezza degli uomini continua a "gridare" dell’ineguagliabile grandezza, della preziosa bellezza e della celeste potenza della "Parola di Dio" che presenta Cristo ed il Suo piano di salvezza.
Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il Signore, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà (Michea 7:7)
QUANTO A ME
Il profeta Michea viveva circondato da gente violenta, sleale e iniqua. Le persone pie erano scomparse e fra il popolo d’Israele non si pensava affatto ad onorare Dio. In un tale contesto, imitare il male era molto facile e lo stesso profeta confessa le sue mancanze. Il suo scoraggiamento è forte, però la speranza in Dio non si è spenta. Mentre altri, probabilmente, si erano arresi e non credevano più di potersi rialzare per riprendere il loro cammino con Dio, Michea fissò il suo sguardo sul Signore. "Quanto a me…", era la sua risposta di fronte alle infedeltà della maggioranza. Facciamo attenzione a non lasciarci trascinare dai sentimenti e dalle azioni degli altri. è necessario prendere una posizione personale ferma e decisa per Cristo. Michea rifiuta di adeguarsi al contesto, determinato a sperare in Dio per ricevere risposta dall’alto.
E il Signore diriga i vostri cuori all'amor di Dio e alla paziente aspettazione di Cristo (2° Tessalonicesi 3:5)
ASPETTARE CON PAZIENZA
La pazienza è l’arte di saper aspettare qualcosa, senza innervosirsi, senza dubitare né preoccuparsi. L’attesa è serena, quando si ha la certezza di realizzare, vedere o ricevere ciò che si aspetta. Sicuramente, se l’obiettivo così bramato fosse incerto, ci sarebbe, con il tempo, da dubitare della sua veracità, si cadrebbe nell’ansia o nella tentazione di lasciare perdere tutto e preoccuparsi di ben altro. Un’isolata osservazione delle circostanze può facilmente deviare la nostra fede dall’amorevole obiettivo divino per noi. Da un punto di vista umano si è tentati, a volte, ad accusare Dio di non essere puntuale, di restare indifferente alle situazioni che viviamo. Soltanto la comunione con il Signore può dirigere i nostri cuori alle giuste aspettative della fede. La preghiera dell’apostolo Paolo per i Tessalonicesi richiede a Dio stesso di preservare ed alimentare la loro pazienza in vista della venuta di Cristo.