Il presidente Theodore Roosevelt una volta disse: “Il miglior dirigente è colui che ha il buon senso di scegliere gli uomini giusti per fare quello che vuol fare, e autocontrollo per evitare di mischiarsi a loro mentre lo fanno.” La linea di fondo è che a meno che tu non impari a delegare, la tua conduzione si deteriorerà e la tua visione ristagnerà. Nel libro dell’Esodo, Mosè si stava logorando fisicamente, emotivamente e spiritualmente nel tentativo di tenere il passo con le esigenze di due milioni d’israeliti e di essere “l’uomo risposta” ad ogni problema. Questo fino a quando suo suocero gli disse: “Tu non puoi farcela da solo. Ascolta la mia voce; io ti darò un consiglio.” (versi 18-19). Ci vuole saggezza, maturità, e umiltà nel chiedere aiuto. Ed è un segno di forza, non di debolezza. È difficile venire a patti, per noi che siamo orgogliosi della nostra capacità di “fare tutto”. La verità è che ciò che stava facendo Mosè, non era né un bene per lui, né per le persone che dipendevano da lui. In qualità di conduttore è facile sovrastimare la propria importanza e competenza. Ecco perché l’apostolo Paolo ammonisce: “Dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio” (Romani 12:3). Dio ha messo delle persone intorno a te che hanno determinati doni e talenti. Quando riconosci e coinvolgi queste persone, loro si sentono soddisfatte e il lavoro viene fatto bene. Dio ci ha creati per essere interdipendenti, non indipendenti. Delegare l’autorità alle persone giuste, rafforzò Mosè nel compito di guidare come Dio comandava. Quando provi ad essere “tutto per tutti,” finisci con l’essere frustrato. Non sei chiamato a fare tutto, ma a fare attraverso gli altri. Questo è condurre.
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Meditazione del 18 maggio 2026 Tu non puoi farcela da solo (Esodo 18:18)IMPARA A CONDURRE (1)Il presidente Theodore Roosevelt una volta disse: “Il miglior dirigente è colui che ha il buon senso di scegliere gli uomini giusti per fare quello che vuol fare, e autocontrollo per evitare di mischiarsi a loro mentre lo fanno.” La linea di fondo è che a meno che tu non impari a delegare, la tua conduzione si deteriorerà e la tua visione ristagnerà. Nel libro dell’Esodo, Mosè si stava logorando fisicamente, emotivamente e spiritualmente nel tentativo di tenere il passo con le esigenze di due milioni d’israeliti e di essere “l’uomo risposta” ad ogni problema. Questo fino a quando suo suocero gli disse: “Tu non puoi farcela da solo. Ascolta la mia voce; io ti darò un consiglio.” (versi 18-19). Ci vuole saggezza, maturità, e umiltà nel chiedere aiuto. Ed è un segno di forza, non di debolezza. È difficile venire a patti, per noi che siamo orgogliosi della nostra capacità di “fare tutto”. La verità è che ciò che stava facendo Mosè, non era né un bene per lui, né per le persone che dipendevano da lui. In qualità di conduttore è facile sovrastimare la propria importanza e competenza. Ecco perché l’apostolo Paolo ammonisce: “Dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio” (Romani 12:3). Dio ha messo delle persone intorno a te che hanno determinati doni e talenti. Quando riconosci e coinvolgi queste persone, loro si sentono soddisfatte e il lavoro viene fatto bene. Dio ci ha creati per essere interdipendenti, non indipendenti. Delegare l’autorità alle persone giuste, rafforzò Mosè nel compito di guidare come Dio comandava. Quando provi ad essere “tutto per tutti,” finisci con l’essere frustrato. Non sei chiamato a fare tutto, ma a fare attraverso gli altri. Questo è condurre.